Il primo libro mai stampato è un sutra buddhista




L’invenzione della stampa ha reso i libri, e la cultura di conseguenza, più accessibile per tutti. Forse non molti sanno che il primo libro mai stampato è un libro di buddhismo, una copia in cinese del Sutra del Diamante (6 secoli dopo, la Bibbia sarà invece il primo libro ad essere stato stampato con i caratteri mobili).

La data di pubblicazione risale all’11 maggio 868 d. C. o 13° giorno della 4° luna del 9° anno di Xiantong. La tecnica della stampa, inventata in Cina intorno all’VIII secolo ed eseguita utilizzando blocchi in legno, era già altamente sofisticata al tempo della sua realizzazione e grazie alla bassa umidità dell’area desertica cinese sulla Via della Seta, il documento si è preservato molto bene nel tempo fino alla sua scoperta. Questa copia è stata inizialmente trovata da un monaco nel 1900 e faceva parte dei 40mila rotoli contenuti nelle “Grotte dei Mille Buddha” (o le grotte di Mogao, in Cina). All interno c’era una libreria segreta sigillata intorno all’anno 1000 per preservarne il contenuto dalle minacce delle invasioni da parte delle nazioni vicine.

CREDIT: SIGISMUND VON DOBSCHÜTZ

Nel 1907, l’archeologo ungherese Marc Aurel Stein, che si trovava in quell’area per mappare la Via della Seta, venne a sapere della liberia segreta, corruppe l’abate del gruppo monastico incaricato della sua gestione e portò via centinaia di manoscritti, fra i quali anche la copia del Sutra del Diamante. Ora quella stessa copia è conservata presso la British Library ed è possibile visionarla gratuitamente online sul loro Turning the Pages.

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Questa copia del Sutra del Diamante è stata commissionata da Wang Jie che chiese la realizzazione di uno scroll, composto da sette sezioni e lungo poco più di cinque metri  complessivi.  Sullo scroll chiese di scrivere il sacro testo, e  includere anche un’iscrizione: “Riverentemente realizzato per una libera distribuzione da Wang Jie, per conto dei propri genitori.” Una delle motivazioni che possono aver portato Jie a commissionare questa copia del sutra è facilmente comprensibile: l’atto di trascrivere i sutra è uno degli atti meritori nel Buddhismo.

Allora l’Onorato dal Mondo si rivolse ai molti bodhisattva presenti parlando al Bodhisattva Yakuo, dicendo: […] dopo la mia scomparsa chi trascriverà, custodirà, leggerà e reciterà questo sutra facendo offerte ad esso e insegnandolo al prossimo, questo mio devoto figlio indosserà la veste del Buddha. Egli sarà inoltre protetto dai Buddha che dimorano in altri mondi. Grandi saranno i suoi poteri di fede, grandi i suoi voti, forti e robuste le sue radici di bene. Sappi questo: egli vivrà accanto a me ed io carezzerò il suo capo con la mia mano. ~ Sutra del Loto, cap. 10, Il Maestro del Dharma [Amazon]




Questo è uno dei motivi per cui la stampa si è sviluppata presto in Cina, spiega Whitfield (direttore del Dunhuang Project, che opera per digitalizzare i manoscritti trovati lungo la via della Seta): “[Se] puoi stampare più copie, più copie puoi inviare e più diffondi la parola di Buddha, e più meriti spargi nel mondo,” scrive. “Per questo i buddisti furono molto veloci nel riconoscere l’uso della nuova tecnologia della stampa.”

Il Sutra del Diamante di Dunhuang è una testimonianza della maestria cinese nella produzione di carta e la stampa a blocchi di testo e immagini. Il frontespizio, che mostra il Buddha affiancato da esseri celesti e devoti, è elaborato con linee sottili. Il testo, come generalmente fatto per questi testi, è stato stampato su carta tinta di giallo. Il colore deriva dal Phellodendron Amurense o Sughera dell’Amur, una pianta esotica (albero) originaria dell’Asia Orientale (prende il nome dal fiume che fa da confine fra le Province della Manciuria e gli Stati della Siberia orientale), molto usata anche nella medicina tradizionale cinese per i suoi poteri antibatterici ed antivirali. Prima che il sutra fosse copiato, i margini superiore e inferiore erano disegnati con l’inchiostro sui pannelli di carta e a volte, quando i pannelli venivano incollati poteva capitare che quei margini non corrispondessero esattamente.

Proprio come gli altri sutra, testi buddhisti utilizzati per il canto devozionale, anche questa copia del Sutra del Diamante (conosciuto anche con il titolo sanscrito, Vajracchedika) contiene all’inizio alcune indicazioni per l’invocazioni delle parole del Buddha Shakyamuni, l’Onorato dal Mondo. Una di queste è che “tutti colro che invocano [il testo] devono farlo ‘con bocca pura in modo che la vera parola del Buddha possa penetrare'”.

Il Sutra del Diamante fu originariamente predicato in un parco nel nord dell’India. Il testo riporta che c’era una grande folla presente (come nella maggior parte dei sutra), tra cui oltre un migliaio di monaci. Il contenuto consiste in un dialogo tra il Buddha e un suo discepolo, l’anziano Subhuti. Una parte importante della dottrina buddista è che il mondo materiale è un’illusione, e quindi non ci sono né individui né oggetti. Questo è chiamato il principio della non-dualità. Poiché non ci sono persone o altri esseri viventi, la sofferenza non esiste davvero. Nel corso del testo del Sutra del Diamante, il Buddha elucida questa dottrina ponendo domande sul “mondo”. Una delle domande che il Buddha Shakyamuni pone al suo discepolo riguarda il numero di granelli di sabbia nel fiume Gange.

“Subhuti, qual è il tuo pensiero: se vi fossero tanti fiumi Gange quanti sono i granelli di sabbia del fiume Gange, sarebbero numerosi i loro granelli di sabbia?”

 Ma questa è una domanda trabocchetto. I granelli di sabbia fanno parte del mondo materiale e, come spiega il Buddha, il mondo materiale è un’illusione. In realtà, non ci sono granelli di sabbia, proprio come non c’è il Fiume Gange o Subhuti.

Il titolo di questo sutra, proviene dal Gotama stesso, che lo nomima all’ interno del testo. Il Diamante (o vajra) e un simbolo molto importante nel Buddhismo e sta ad indicare l’indistruttibilità e il potere sull’illusione di questo mondo.

«Come le stelle, un difetto della vista, come lampada,
Un finto spettacolo, gocce di rugiada, o una bolla,
Un sogno un lampo balenante, o una nuvola,
Così si dovrà vedere ciò che è condizionato»




Qualche anno fa Paul Harrison, professore di studi religiosi a Stanford ha suggerito che nel corso degli anni le traduzioni possano aver malinterpretato alcune parole e che questo abbia influenzato il significato dell’intero testo. Nella sua opinione, la semplice negazione che viene spesso usata all’interno del testo, non presta abbastanza attenzione al sanscrito originale. Come spiega, ignora un’altra possibile interpretazione di parole composte a due termini (parole che comprendono due parole distinte, come bookcase o lighthouse in inglese) a favore di una lettura più comoda, ma probabilmente errata. “La lettura standard spesso ignora il fatto che ci sono due termini in ogni composto che il testo presenta, e che solo il secondo termine venga negato.” Secondo il professore di Stanford, la distinzione tra “non è”, (ciò che quasi tutte le traduzioni precedenti hanno optato per) e “manca” – quello che dice la sua traduzione – fa la differenza.
QUI potete leggere la sua traduzione (in inglese). Di seguito un video dove il professor Harrison spiega il suo lavoro sul Sutra del Diamante.

Un altra scoperta interessante che vede protagonista il professor Harrison è lo scoprire nuovo testo tracciando le impressioni dei “fogli fantasma”, pagine andate perdute di cui è rimasta l’impronta del fioco contorno delle lettere. Questa scoperta è stata resa possibile utilizzando la tecnica della scansione all’infrarosso dei fogli del manoscritto sanscrito del Sutra del Diamante svolta presso gli studi dell’ International Dunhuang Project presso la British Library.

Sutra del diamante in sanscrito agli infrarossi
Sutra del diamante in sanscrito agli infrarossi © British Library
Sutra del Diamante in sanscrito
Sutra del Diamante in sanscrito © British Library

Fonti: Il Tascabile | Smithsonian | Stanford | International Dunhuang Project




Laura Silvestri

Liceo linguistico. Scienze della Comunicazione. Co-fondatrice di Myo Edizioni. Per l'etichetta gestisce l'intera parte grafica e le traduzioni.

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