Le Meditazioni del Buddhismo della Terra Pura




Recentemente Myo Edizioni ha pubblicato un volumetto particolare, intitolato “Le Meditazioni del Buddhismo della terra Pura – Esercizi di meditazione dal Sutra sulla Contemplazione del Buddha Amitabha”. In esso sono raccolte le visualizzazioni che il Buddha Shakyamuni indica nel Sutra sulla Contemplazione del Buddha Amitabha.

Di seguito potete leggere la presentazione completa.


Le meditazioni contenute nel presente volume sono estratte dal Sutra sulla Contemplazione del Buddha Amitabha (anche chiamato Kanmuryojukyo o Amitayur Dhyana Sutra), testo che fa parte del corpo dottrinale delle scuole del Buddhismo della Terra Pura.

La prima parte del Sutra descrive una vicenda che accade nella “grande città di Rajagriha”. Il principe Ajatasatru, dietro indicazione di Devadatta, per salire al trono imprigiona il padre, re Bimbisara, con l’intenzione di farlo morire di fame. La moglie del re, la regina Vaidehi, facendogli visita di nascosto si cosparge il corpo “di miele e pasta di grano” per farlo sopravvivere. Quando il principe tempo dopo viene a scoprire che il re è ancora vivo grazie all’operato di Vaidehi, ha subito intenzione di ucciderla, ma poi viene convinto dai suoi consiglieri e decide di imprigionarla in un palazzo. Lì, la regina invocherà l’aiuto del Buddha Shakyamuni che le farà visita nella sua prigione. Vaidehi chiede al Buddha di voler rinascere nella Terra Pura del Buddha Amitabha, Sukhavati, e allora l’Onorato dal Mondo, nella seconda parte del sutra, le espone tredici visualizzazioni grazie alle quali realizzare il suo desiderio.

Sebbene l’insegnamento più generale alla base di questo Sutra sia la fondamentale importanza della pratica del Nembutsu (la recitazione del nome del Buddha Amitabha), come mezzo per raggiungere la Terra Pura, le meditazioni in esso contenute sono state adottate per moltissimo tempo come pratica di supporto alla recitazione del Nembutsu.

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Originariamente scritto fra la fine del IV e l’inizio del V secolo avanti Cristo nell’Asia Centrale, il Sutra sulla Contemplazione del Buddha Amitabha è generalmente riconosciuto che il testo di questo sutra sia stato tradotto in cinese dal maestro Tripitaka Kalayasas durante la sua permanenza in una corte della dinastia Liu Sung fra il 424 e il 442. Nel corso del quinto secolo, forse anche a causa del grande numero di maestri e flosofi presenti nella nazione, vennero redatte molte traduzioni di testi inerenti la visualizzazione dei Buddha che fecero sorgere fra la popolazione un grande entusiasmo per questo tipo di pratica. A quel tempo il Buddha Amitabha occupava già una posizione di rilievo nel pantheon buddhista cinese e così fra il VI e VII secolo il Sutra sulla Contemplazione del Buddha Amitabha divenne uno dei sutra più amati.

Si dice che Tao-ch’o abbia tenuto più di 200 discorsi sul Sutra sulla Contemplazione, mentre una delle opere di maggior rilievo del suo discepolo Shan-tao (uno dei più importanti patriarchi della tradizione della Terra Pura) è il Kangyosho, un commentario a questo sutra, nel quale egli considera le tredici meditazioni descritte nel testo come necessarie per il raggiungimento della Terra Pura.

La novità nel commentario di Shan-tao rispetto ai numerosi scritti prima fu che egli rese disponibile il sutra anche ai laici e non solo alla comunità dei monaci meditanti. Del resto, il testo stesso viene esposto ad una regina laica, Vaidehi, e per questo il suo messaggio va considerato universale. L’importanza del testo di Shan-tao si riconosce dai molti commentari al suo testo e da come il suo pensiero sia stato fondante per il movimento del Buddhismo della Terra Pura prima in Cina e poi in Giappone. Qui, Honen e Shinran si baseranno sul suo pensiero per fondare i lineamenti delle loro rispettive tradizioni, Jodo Shu e Jodo Shinshu, espressamente indirizzati alle persone comuni.




“Solo questa, mio Signore, è la mia preghiera!” continuò [Vaidehi] “Dimmi, ti prego, se esiste un luogo dove non c’è dolore o problemi, affinché io possa nascere di nuovo. Questo mondo Jambudvipa in cui ora vivo è pieno di inferni e depravazioni. In questo mondo ci sono troppe persone malvagie. Fa’ che nel futuro io non conosca più malvagità. Ora, innanzi a te mi prostro e cerco la tua misericordia, confessando i miei peccati. Ti prego, insegnami a meditare un mondo privo di contaminazioni.”

Sebbene queste visualizzazioni possano essere svolte anche dai laici, quindi da persone senza una particolare preparazione tecnica nella meditazione, Shan-tao indica nel suo commentario alcuni atti “preparatori” al loro svolgimento. Il primo di questi atti è la meditazione sui quattro elementi del corpo. Questo, a suo avviso, prepara il meditante ad avere il giusto stato mentale per approcciarsi alle visualizzazioni di grado via via più difficile. Dopo aver inizialmente indicato di assumere una posizione consona, Shan-tao procede a spiegare come “svuotare” i quattro elementi del corpo.

Lasciate che contemplino i quattro elementi del corpo fino a quando si rendono conto che è vuoto, dentro e fuori, e che nulla esiste. Immaginate che l’elemento terra del corpo, che sono pelle, carne, tendini, ossa e così via, si disintegrino e scompaiano ad ovest; quando raggiungono l’estremità più lontana ad ovest, non resta da vedere neanche una sola particella di polvere dei loro corpi. Successivamente immaginate che l’elemento acqua, cioè, il sangue, il sudore, i fluidi secreti, le lacrime e così via, si disperda verso nord; quando raggiunge la parte più lontana a nord, non è percepita nemmeno una singola goccia di esso. Quindi, immaginate che l’elemento vento del corpo si disperda verso est; quando raggiunge la parte più lontana a levante, non resta da vedere nemmeno la parte più minuta di esso. Successivamente immaginate che l’elemento fuoco del corpo sia disperso verso sud; quando raggiunge la parte più lontana a sud, non rimane da percepire neanche la sua più piccola parte. Inoltre immaginate che il corpo sia composto dall’elemento dello spazio, in completa unità con lo spazio vuoto che pervade le dieci direzioni; non bisogna percepire nemmeno un granello di esso come non-vuoto. Immaginate anche che i cinque elementi del corpo siano completamente vuoti, ma che la coscienza esista come unica entità pervasiva; è come uno specchio rotondo, lucido dentro e fuori, brillante e puro. [La Via della Fede nel Nembutsu, H. Inagaki]

Una volta liberata la mente dai suoi legami e dai “pensieri illusori”, la persona sarà in grado di iniziare la prima visualizzazione, quella del disco del sole. Anche riguardo a questo Shan-tao fornisce alcune indicazioni. La difficoltà che un praticante può incontrare all’inizio di questa semplice visualizzazione è portata dalla sua disposizione karmica che si manifesta in tre modi diversi, a seconda del grado: una sorta di nuvola nera, gialla o bianca che offusca la luce del sole. Se uno di questi ostacoli si presenta, vuol dire che la persona non è pronta ad iniziare e Shan-tao consiglia di fare un rito di pentimento. Questo consiste nel:

adornare la stanza, posizionarvi una statua del Buddha, fare un bagno e pulirsi, indossare un abito pulito, bruciare del fine incenso e confessare (il proprio cattivo karma) a tutti i Buddha e i saggi. Di fronte alla statua del Buddha dovrebbe pentirsi delle trasgressioni commesse con il corpo, con la bocca e con la mente fin dal passato senza inizio, come ad esempio le dieci azioni malvagie, le cinque offese più gravi, i quattro divieti principali, la diffamazione del Dharma e la distruzione di tutte le radici di bene. Se lo fa, versando lacrime di dolore come pioggia, un profondo pentimento sorge nella sua mente, penetra fino al midollo e lo tormenta come se le sue ossa fossero tagliate a pezzi. Dopo un tale atto di pentimento dovrebbe riprendere la meditazione seduta come prima e svolgere la visualizzazione con una mente tranquilla.  [La Via della Fede nel Nembutsu, H. Inagaki]

*

Ogni visualizzazione presente nel Sutra segue un processo composto da tre fasi: visualizzazione, ispezione e manifestazione.

La prima fase è costituita dalla creazione di una formazione mentale. In molte delle visualizzazioni si tratta proprio di una “creazione” in quanto ciò che bisogna visualizzare non è mai stato visto in precedenza (e certamente non lo sono le meraviglie presenti a Sukhavati). Attraverso uno sforzo mentale quindi bisogna farsi un’idea di ciò che bisognerà avere davanti agli occhi della mente.

Una volta che la prima fase è stata messa in atto, e che quindi si ha di fronte l’immagine generale, bisogna andare più a fondo e ispezionarla in tutti i suoi dettagli. Attraverso concentrazione e attenzione, bisogna “avvicinarsi” e guardare più da vicino ciò che nella prima fase è stato immaginato a grandi linee. La pazienza in questa fase è fondamentale: vedere e guardare sono due atti ben diversi e il primo comporta certamente un esercizio d’attenzione maggiore, che porta l’osservatore a fermarsi su tutti i più piccoli particolari, fino quasi a perdere di vista l’immagine nella sua totalità. Solo in questo modo si potrà arrivare alla terza fase del processo di visualizzazione, ovvero quella della manifestazione.

Una volta che tutti i più piccoli dettagli dell’immagine visualizzata sono stati messi a punto e memorizzati, è necessario compiere nuovamente un passo indietro. L’immagine generale allora apparirà manifesta di fronte agli occhi della mente quasi come fosse reale. Per fare un paragone con qualcosa di cui abbiamo tutti conoscenza, passare dalla prima alla terza fase è un po’ come guardare un film in 2D e uno in 3D: nel flm in due dimensioni si è coinvolti per la nitidezza delle immagini, ma quello in tre dimensioni ci coinvolge molto di più perché veniamo assorbiti in esso, fno ad avere quasi la percezione di farne parte integralmente.

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Laura Silvestri

Liceo linguistico. Scienze della Comunicazione. Co-fondatrice di Myo Edizioni. Per l'etichetta gestisce l'intera parte grafica e le traduzioni.

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