7 Principi di design ispirati alla saggezza Zen




Vuoi diventare il nuovo Steve Jobs – o solo capire la sua devozione quasi spirituale per la semplicità? Questo manuale introduttivo, che delinea i principali principi del design Zen, potrà essere d’aiuto.

Articolo originale: 7 Design Principles, Inspired By Zen Wisdom di Matthiew May (22.02.2013)

Una delle fotografie più conosciute di Steve Jobs lo raffigura nel mezzo del salotto della sua casa di Los Altos, nel 1982 circa. Nella stanza non c’è molto oltre a lui, a parte un stereo e una lampada di Tiffany. Jobs sta sorseggiando del tè, seduto in stile yoga su un tappetino, senza nient’altro che qualche libro intorno a lui. La fotografia dice molto della filosofia “meno è di più” che sta dietro ad ogni apparecchio Apple disegnato sotto il suo controllo.
Come Warren Berger scrisse su Co.Design l’amore di Jobs per il design elegantemente semplice ed intuitivo è stato largamente attribuito al suo apprezzare la filosofia Zen (Jobs praticava il Buddhismo). Ma mentre molte persone possono avere familiarità con il concetto generale di Zen, pochi conoscono i principi estetici chiave che collettivamente rappresentano lo “Zen del design”.

Un buon punto di partenza per comprendere i principi Zen è shibuni – un concetto onnicomprensivo, un ideale. Non ha una definizione precisa in giapponese, ma il suo significato è riservato ad oggetti ed esperienze che mostrano il paradosso e simultaneamente il meglio di tutto e niente: elegante semplicità. Efficacia senza sforzo. Eccellenza velata. Meravigliosa imperfezione.

James Michener fa riferimento a shibuni in Iberia del 1968, scrivendo che questo termine non può essere tradotto e non ha una spiegazione. Nel suo libro The Unknown Craftman, del 1972, Soetsu Yanagi parlò di shibuni nel contesto dell’arte, scrivendo che un vero lavoro d’arte è un tutt’uno di intenzionale imperfetta bellezza che fa dello spettatore un artista. Nella spy novel del 1979 Shibuni, l’autore Trevanian (pseudonimo del dott. Rodney William Whitaker) scrisse, “Shibuni ha a che fare con una grande raffinatezza alla base di apparenze ordinarie.”

Shibuni è stato inizialmente introdotto in Occidente da House Beautiful nel 1960. Circa 40 anni dopo, l’architetto Sarah Susanka reintrodusse shibuni in The Not So Big House: “La qualità di shibuni si sviluppa da un processo di complessità, sebbene niente di questa complessità si veda nel risultato finale. Spesso sembra sorgere quando un architetto lotta per raggiungere una particolare sfida nel design. Quando qualcosa è stato progettato molto bene, possiede una bellezza sottile, non forzata. E funziona davvero. Questo è shibuni.”

Il processo può essere complesso, ma questi sette principi Zen possono aiutare nell’avvicinarsi a shibuni nei propri progetti.




1. AUSTERITÀ

Koko enfatizza la moderazione, l’esclusione ed l’omissione. L’obiettivo è di presentare qualcosa che appaia sobrio e che dia al tempo stesso un senso di concentrazione e chiarezza. Nel mondo delle app, Clear è un grande esempio e secondo John Pavius di Co.Design è “interessante per ciò che non fa”. Non si sincronizza, non tagga, non sceglie niente in modo intelligente; inoltre non fornisce alcun indizio ovvio su come utilizzarla.

Lezione zen: trattenersi dall’aggiungere ciò che non è assolutamente necessario.

2. SEMPLICITÀ

Kanso implica che la bellezza e l’utilità non devono essere esasperate, decorative o eccentriche. L’effetto generale è fresco, pulito e ordinato. Instagram deve la sua popolarità al kanso. Il primo tentativo del CEO Kevin Systrom (chiamato Burbn) era una app carica di funzionalità alla quale mancava una proposta di valore semplice e per questo aveva pochi utenti. Snellendola e facendo in modo che le persone potessero capirla e divertircisi nel giro di 30 secondi, ha fatto guadagnare ad Instagram 2 milioni di utenti nel giro di quattro mesi, un tasso di crescita superiore a Foursquare, Facebook e Twitter.

Lezione zen: eliminare ciò che non è importante, per far spazio a ciò che lo è.

3. NATURALITÀ

L’obiettivo di shizen è raggiungere un equilibrio fra l’essere “della natura”, eppure essere distinto da essa – di essere considerato come senza artificio o simulazione, apparendo intenzionale piuttosto che accidentale o disordinato.
Il designer Noé Duchaufour Lawrance catturò l’essenza di shizen nella sua collezione di mobili Naturoscopie, intesa a ricreare e riassumere le sensazioni della natura: la luce che filtra fra gli alberi, il sole al tramonto, le ombre create del passaggio delle nuvole. Come ha spiegato, egli voleva “andare oltre la trascrizione letterale della natura”.

Lezione zen: incorporare gli schemi e i ritmi naturali nel vostro design.

4. DELICATEZZA

Il principio di yugen cattura la visione Zen che la precisione e la finezza sono in contrasto con la natura, comportando la stagnazione e la perdita della vita, e che il potere della suggestione è spesso più forte della piena rivelazione. Lasciare qualcosa all’immaginazione scuote la nostra curiosità e ci porta all’azione.

Yugen è al centro della strategia di marketing della Apple, fin dai tempi dell’iPhone originale. Nei mesi che hanno portato al suo lancio sul mercato del giugno 2007, è stato accolto come uno dei prodotti più promossi della storia. Pubblicizzare qualcosa, tuttavia, significa spingerlo e promuoverlo in modo pressante attraverso il marketing e i media. Apple fece l’esatto opposto: al Macworld del 2007 Steve Jobs lo mostrò solo una volta.

Fra l’annuncio e il lancio del prodotto, ci fu solo silenzio radio: nessuna pubblicità, promozione, fuga di notizie sui media, prezzi scontati, versioni demo per le recensioni sulle riviste di tecnologia, pubblicità intelligente o possibilità di pre-ordini. Essenzialmente ci fu un embargo sulle informazioni ufficiali ed era disponibile solo la demo di Jobs online a cui fare riferimento. La blogosfera esplose e questo portò a 20 milioni di persone che affermarono di volerlo comprare.

Lezione zen: limitare le informazioni quel tanto da smuovere la curiosità, e lasciare qualcosa all’immaginazione.

5. IMPERFEZIONE, ASIMMETRIA

L’obiettivo di fukinsei è di trasmettere la simmetria del mondo naturale attraverso rappresentazioni chiaramente asimmetriche e incomplete. L’effetto è che l’osservatore fornisce la simmetria mancante e partecipa all’atto creativo.

C’è stata una grande preparazione per l’ultimo episodio dei Sopranos, la popolare serie targata HBO su una banda di criminali mal organizzati del New Jersey, guidati da Tony Soprano. La grande domanda era se Tony sarebbe stato assassinato oppure no.

Nei secondi finali carichi di tensione, lo schermo di tutti diventò nero e passarono i titoli di coda. Era un fiale aperto. I media impazzirono, accusando David Chase – scrittore, produttore e regista della serie – di essersi tirato indietro, finché il giorno seguente lui annunciò che tutto ciò che le persone avevano bisogno per sapere sulla sorte di Tony Soprano era nell’episodio.

Il pubblico allora tornò a guardare e riguardare l’episodio. L’audience passò dagli iniziali 12 milioni di telespettatori a 36 milioni in 3 giorni. Su internet emersero 3 distinti finali. Lasciando la storia incompleta e negando al pubblico la simmetria convenzionale di una storia, ma incorporando sufficienti indizi per unire i punti, Chase rese chiunque un creatore e triplicò il suo impatto.

Lezione zen: lasciare spazio agli altri di co-creare con te; fornire una piattaforma per un’innovazione aperta.

[…]

6. INTERROMPERE LA ROUTINE

Datsuzoku significa una determinata sospensione dalla convenzione. Quando uno schema trito e ritrito è interrotto, emergono creatività e ingegnosità.

Immaginate che vi si buchi una gomma mentre state guidando. Se siete persone normali, imprecate a gran voce. Quell’imprecazione segna una rottura nella normalità, per la quale, essendo creature abitudinarie, non nutriamo un grande interesse. Ma improvvisamente ci svegliamo, i nostri sensi sono all’erta e siamo consapevoli di un problema che richiede la nostra piena attenzione per essere risolto.

Improvvisamente tutto ciò che diamo per scontato diventa di vitale importanza: come manovrare l’auto, il ciglio della strada, i luoghi sicuri dove accostare, il traffico intorno a noi, gli strumenti per cambiare la ruota nella nostra auto, immediate vie di aiuto.

Queste sono tutte le risorse di cui abbiamo bisogno per una soluzione creativa: erano lì fin dall’inizio, ma avevano bisogno di una rottura per essere portate alla nostra attenzione.

Lezione zen: una rottura d’interruzione è una parte importante di qualsiasi design di svolta.

7. IMMOBILITÀ, TRANQUILLITÀ

Il principio di seijaku riguarda l’effettivo contenuto del datsuzoku. Per il praticante Zen, è in uno stato di calma, tranquillità, solitudine e pacatezza attive che troviamo l’essenza dell’energia creativa. È l’entrata nella meditazione, un’incredibile ed efficace modo per aumentare la consapevolezza di sé, per aumentare la concentrazione e l’attenzione e per caricare il cervello in modo da ottenere visioni creative. I capi di GE, 3M, Bloomberg Media, Green Mountain Coffee Roasters e Salesforce.com praticano tutti la meditazione. Il capo di Oracle Larry Ellison meditata e chiede ai suoi dirigenti di fare altrettanto diverse volte al giorno.

Lezione zen: fare qualcosa non è sempre meglio che non fare niente.


Per quanto non sia per niente facile raggiungere shibuni, se adottati insieme come un gruppo coeso di principi di design, questi sette principi Zen possono come minimo mettervi sulla buona strada. L’obiettivo non è quello di provare ad incorporare ogni principio Zen in un determinato progetto, ma piuttosto selezionale quelli che si allineano con i vostri obiettivi e usarli per guidare e fornire informazioni ai vostri sforzi.

Cosa rende shibuni un potente ideale di design è la combinazione unica disorprendente impatto e inconsueta semplicità. Il nucleo di questa miscela, e ciò che tutti i principi Zen hanno in comune, è l’elemento della sottrazione. Può quindi aiutare tenere a mente la saggezza di Antoine de Saint-Exupéry: “Si raggiunge la perfezione non quando non rimane nulla da aggiungere, ma quando non c’è più niente da sottrarre.”




Laura Silvestri

Liceo linguistico. Scienze della Comunicazione. Co-fondatrice di Myo Edizioni. Per l'etichetta gestisce l'intera parte grafica e le traduzioni.

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