Nirvana

Il 15 febbraio si celebra la morte del Buddha Shakyamuni (Siddharta Gautama), ovvero la sua entrata nel Nirvana.




Secondo la tradizione il Buddha morì all’età di 80 anni, probabilmente intossicato da qualcosa che aveva mangiato (che ha accettato comunque per la compassione nei confronti di chi glielo aveva offerto).

Secondo la tradizione il Buddha giaceva sdraiato sul lato destro, fra due alberi Sala: lasciò le istruzioni finali ai suoi seguaci (qui trovate quelle ad Ananda), entrò in una profonda meditazione e quindi esalò l’ultimo respiro, entrando nel parinirvana (in sanscrito) o nyumetsu (giapponese).

Questo momento è stato rappresentato nel corso del tempo con statue, murali, rilievi e e dipinti. In Giappone la rappresentazione pittorica di questo momento viene chiamata nehan-zu e in genere rappresentano Shakyamuni sdraiato sul lato destro, circondato da persone in lutto, che tradizionalmente comprendono 52 tipi di esseri, inclusi i suoi discepoli, bodhisattva, dèi, laici, animali, sua madre Mahamaya che si affretta a scendere dal cielo dei Trentatré Dèi e l’anziana Bisharijyo che posa la mano sulla gamba del Buddha.

Nelle scritture buddiste, si dice che durante i tre mesi successivi al Nirvana, Budda Shakyamuni era impegnato nella predicazione dei sutra a sua madre nel cielo Tusita. (BuddhistDoor)

Fonti: All Good Things Must Come to an End | JAANUS

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MILINDAPAÑHA (LE DOMANDE DEL RE MILINDA)
LIBRO III – Capitolo IV
Mld:III.4.6 – Il Nirvana è cessazione

Il re disse: “Il Nirvana è cessazione?”
“Sì, Maestà.”
“In che modo, Nagasena?”
“Tutte le persone comuni senza conoscenza, o re, provano piacere nei sensi e negli oggetti dei sensi, trovano delizia in loro, e quindi attaccamento. Perciò vengono trasportati dal quel flusso (delle passioni umane), non sono liberi da nascita, vecchiaia, morte, pena, lamento, dolore, sofferenza e disperazione – non sono liberi, dico, dalla sofferenza. Ma il saggio, o re, il discepolo dei Nobili, né prova piacere in queste cose, né trova delizia in loro, e quindi attaccamento. Perciò in lui cessa la brama, e dalla cessazione della brama cessa l’attaccamento, e dalla cessazione dell’attaccamento cessa il divenire, e quando il divenire è cessato la nascita cessa, e con essa la vecchiaia, la morte, la pena, il lamento, il dolore, la sofferenza e la disperazione cessano di esistere. Così la cessazione pone fine a tutti quegli aggregati di dolore. In questo modo che il Nirvana è cessazione.”
“Molto bene, Nagasena.”

(Canone Pali)

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