Il Nirvana finale di Shakyamuni

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Estratto dal testo Sakyamuni’s Final Nirvana di David L. Snellgrove (studioso del Tibet, noto per il suo lavoro pionieristico sul Buddhismo in Tibet) [Originale]
Traduzione: Laura Silvestri


[…] È ben noto che la “biografia” completa di Shakyamuni è stata un’operazione tarda e extra-canonica. All’interno del materiale canonico abbiamo resoconti consecutivi di solo 2 periodi separati della sua vita, uno che descrive il suo lasciare il palazzo, i suoi sei anni di addestramento, l’illuminazione e la conversione dei suoi primi cinque discepoli; l’altro che descrive il suo ultimo viaggio e la morte. […]

Il resoconto meglio conosciuto si basa sulla versione Pali della corrente Theravada, già esaminato in alcuni dettagli da E.J. Thomas nel suo Life of the Buddha as legend and history (terza edizione, Londra, 1949, 142-64). Fortunatamente un resoconto parallelo con alcune varianti interessanti è disponibile in sanscrito, tibetano e cinese, pubblicato da Ernst Waldschmidt, nel Das Mahaparinirvanasutra, Berlino, 1950. Questa seconda versione rappresenta le tradizioni della setta Mulasarvastivada, […].




La descrizione dell’itinerario dell’ultimo viaggio del Buddha e i resoconti dei sermoni esposti vanno generalmente in parallelo nelle due versioni. Shakyamuni viaggiò con una compagnia di monaci da Rajagrha, considerato tradizionalmente come il centro della maggior parte dei suoi insegnamenti, a Pataligrama, sul Gange. Qui rimase presso un caitya, dove venne visitato da Bramani e inquilini, ai quali predicò un sermone. Successivamente, quando seppe che Varsakara, il ministro della terra di Magadha, stava organizzando la costruzione di una fortezza in preparazione della guerra contro i Vrjis del nord, profetizzò la futura grandezza del luogo come la città Pataliputra, città capitale di Asoka. Quindi [il Buddha] dopo aver attraversato il Gange in modo miracoloso, viaggio verso Vaisali passando da Kutigrama e Nadika. Molte persone erano morte a Nadika a causa di una piaga e i suoi monaci gli chiesero la ragione di questo. Il Buddha fornì degli insegnamenti generali sull’impermanenza, disse che tutti gli uomini devono morire e che non c’è bisogno di fare domande inutili; quindi ripeté l’insegnamento dei dodici “nessi causali” (anche “coproduzione condizionata”, pratityasamutpada). A Vaisali fu visitato dai principi Licchavi e fu intrattenuto dalla famosa cortigiana Ambapali. Quindi andò in ritiro vicino a Beluvagamaka. Qui si ammalò e Ananda, il solo con lui in quando il primo e più devoto discepolo, gli chiede di non entrare nel nirvana prima di aver preso alcune decisioni riguardo l’ordine (dei monaci). È allora che Shakyamuni gli fornì una risposta che spesso è citata come sintomatica per l’assenza di una leadership organizzata della comunità.

“Ananda, io non penso che l’ordine dei monaci sia mio, che io debba attaccarmi all’ordine e guidarlo, quindi come posso avere un’ultima esortazione, anche la più piccola, con la quale istruire l’ordine? Qualsiasi insegnamento che ho pensato fosse importante per l’ordine dei monaci, l’ho già fornito come principio che deve essere praticato, vale a dire le quattro applicazioni della presenza mentale, i quattro retti sforzi, le quattro magiche abilità, i cinque poteri e le cinque forze, i sette fattori dell’illuminazione e l’ottuplice sentiero. In quanto Buddha, non possiedo il pugno chiuso di un maestro che pensa di dover tenere celate cose perché inadatte per gli altri…
“Fin dal principio, Ananda, vi ho insegnato che qualsiasi cosa sia deliziosa e desiderabile, gioiosa e appagante, è soggetta alla separazione e alla distruzione, alla disintegrazione e alla dissociazione. Quindi, Ananda, sia ora che dopo il mio decesso, tutti voi, dovete rimanere isole per voi stessi e una difesa per voi stessi con il Dharma a vostra isola e difesa, senza preoccuparsi delle altre isole o difese. Se mi chiedi la ragione di questo, allora sappi che sia ora che dopo il mio decesso, coloro che saranno un’isola e una difesa per se stessi, con il Dharma a propria isola e difesa, senza preoccuparsi delle altre isole e difese, essi saranno i primi fra i miei discepoli.”




Dopo questo ritornò a Vaisali e dopo aver fatto la questua e aver finito il proprio pasto, andò, sempre accompagnato dal fedele Ananda, a far visita ad un vicino tempio (caitya), chiamato Capala. È qui che si dice abbia proclamato:

“Ananda, chiunque abbia cercato, abbia acquisito la pratica e praticato a lungo i quattro magici poteri può, se lo desidera, vivere una vita mortale o più a lungo di una vita mortale. Ananda, dato che io, in quanto Buddha, ho cercato, ho acquisito la pratica e praticato a lungo i quattro magici poteri posso, se lo volessi, vivere una vita mortale o più a lungo di vivere una vita mortale.”

Dal momento che Ananda non rispose nulla a questo, Shakyamuni ripeté questa frase tre (e in alcuni resoconti sei) volte. Non ricevendo ancora risposta, allontanò il suo compagno con parole acerbe: “Affinché non ci sia un contenzioso fra di noi, vai e siediti sotto un altro albero.” Allora Mara, il signore della morte, che aveva precedentemente cercato di persuadere il Buddha di passare nel Nirvana immediatamente dopo il momento della sua illuminazione, fece di nuovo la sua comparsa ed estorse la promessa dal Buddha che, dato che il ciclo dei suoi insegnamenti era completo, avrebbe lasciato il mondo. La terrà tremò a questa decisione e ad Ananda, che si era avvicinato chiedendo il motivo di quel fenomeno, venne impartita una lezione sulle cause dei terremoti e venne severamente rimproverato per non aver pregato il suo maestro di rimanere nel mondo, essendogliene stata data occasione più volte. Di conseguenza, tradizioni successive decisero di incolpare Ananda per la durata limitata della vita del Buddha.
Shakyamuni allora annunciò la sua decisione di continuare verso Kusthagrama, non menzionata nella versione Pali, e lungo il cammino, si voltò indietro, a guardando verso Vaisali annunciò il suo imminente nirvana nel regno dei Mallas sotto due alberi sala. Da Kusthagrama, passarono a Bhoganagara, dove Shakyamuni offrì altri discorsi, sulle cause dei terremoti, sulle varie grandi assemblee umane e divine nelle quali aveva insegnato, e su come distinguere una scrittura vera da una falsa. Parti di questi ultimi tre sono ripetizioni di sermoni precedenti.

Cunda prepares Pork, Wat Kasatrathiraj, Ayutthaya (Photo Dharma)

A Pava, il seguente luogo di riposo, Shakyamuni accettò un pasto nella casa del lavoratore di metallo Cunda. Dopodiché si ammalò, probabilmente di dissenteria, e dovette riposare sul bordo della strada mentre Ananda andò a cercare dell’acqua nel fiume lì vicino, acqua che diventò miracolosamente pulita nonostante da poco fossero passati 500 carri. Mentre Shakyamuni risposava e recuperava le energie, un ricco laico di nome Pukkusa, seguace del maestro rivale, arrivò e si vantò dei poteri della concentrazione del suo maestro religioso, che non fu disturbato nella sua meditazione dai 500 carri passati. In risposta Shakyamuni raccontò di come anche lui in una certa occasione era rimasto indisturbato da un temporale e dal rumore degli abitanti del villaggio, che non aveva neanche udito. Pukkusa fu così impressionato da questo che inviò due indumenti dalle tinte dorate che regalò al Buddha in dimostrazione della sua fede e devozione nei suoi confronti. Quando Shakyamuni li indossò, il loro splendore fu offuscato dalla brillantezza della sua forma corporea e il Buddha spiegò all’attonito Ananda che la brillantezza del suo corpo era segno dell’avvicinarsi dell’illuminazione di un Buddha o, come in questo caso, del suo imminente passaggio nel nirvana finale.

Continuarono il loro percorso, lentamente perché il maestro era ancora malato, e alla fine raggiunsero i dintorni di Kushinagara, dove il Buddha si sdraiò, con la testa rivolta a nord, fra due alberi sala, che fecero cadere i loro boccioli fuori stagione per poterlo coprire. Fu qui che il Buddha infine spirò.

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