Udumbara (fiore)




Che cosa è questo fiore Udumbara? Ci sono due piante note come Udumbara. Uno è il ficus iglomerata, una pianta tropicale senza fiori che cresce dieci metri in altezza e produce un gruppo di dieci frutti. Un’altra pianta Udumbara, il Ficus carica, è un membro della stessa famiglia del fico. Entrambi gli Udumbara sono piante senza fiori. In India, la fioritura dell’Udumbara è una metafora per un evento raro, insolito, o senza precedenti.

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Recentemente ci sono storie e fotografie provenienti dall’Asia e non solo, di migliaia di minuscoli fiori bianchi chiamati fiori Udumbara, che misteriosamente appaiono su mattoni, edifici, monumenti, nei prati e sotto un lavatoio di una monaca. I biologi dicono che non si tratta di apparizioni miracolose, sono semplicemente le uova ordinarie degli insetti lacewing. I botanici ribattono che l’Udumbara è un ficus, un albero di fico, diverso dal ficus religiosa, [l’albero della Bodhi] sotto cui il Buddha ottenne l’illuminazione. Dicono anche che in realtà fiorisce tutte le volte, ma i fiori sono nascosti all’interno del frutto. Nel Shobogenzo, Dogen Zenji mette il fiore Udumbara nella mano del Buddha Shakyamuni.

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Udumbara è il nome sanscrito per l’albero di fico. Gli altri nomi sanscriti sono Apushpaphalasambandha, Haritaksha e Hemadugda. Il nome scientifico è Ficus racemosa. Udumbara è conosciuto [anche, n.d.r.] come il loto blu (Nila Kamal) nel Buddhismo. La pianta appartiene alla famiglia delle Moraceae. Udumbara si riferisce sia l’albero che al fiore/frutto. L’albero cresce fino ad un’altezza di 10-16 metri. Le foglie sono di colore verde scuro, misurano 7,5 – 10 cm di lunghezza e sono di forma ovale. Le foglie appassiscono in dicembre e le foglie nuove si vedono entro gennaio-aprile. L’albero si trova in tutta l’India, principalmente nei pressi di corsi d’acqua. L’albero è nativo dell’Australia, Malesia, Sud-Est Asiatico e del Subcontinente Indiano. I fiori dell’albero Udumbara sono racchiusi all’interno del frutto e, a differenza di altri fiori, non sono chiaramente visibili. L’albero produce frutti commestibili che sono a forma di pera. Crescono a grappoli dai rami e tronchi principali. Il frutto è verde quando acerbo e cambia in arancione o cremisi scuro quando matura.
Nel Guru Charitra è detto che Guru Dattatreya (un saggio che rappresenta la Santa Trinità di Brahma, Vishnu e Shiva) risiede in un albero Udumbara. Nel Vishusahasranama (“I mille nomi di Vishnu”, un inno a Sri Vishnu, fra le più sacre e cantate storie dell’Induismo) Vishnu è menzionato come l’incarnazione stessa dell’albero Udumbara. Un altro nome di Vishnu è Udumbara.
Secondo i Veda, l’albero Udumbara simboleggia buona fortuna. Nei Veda, si pensa che l’Udumbara porti prosperità e distrugga i nemici. Si dice che Apsaras (nella mitologia buddhista e induista è un spiritio femminile delle nuvole e delle acque) risieda nell’albero Udumbara.

Indian Scriptures


Poiché il fiore è nascosto all’interno del frutto, si è sviluppata una leggenda per spiegare l’assenza (e presunta rarità) del fiore visivo: nella mitologia buddista, si dice che il fiore fiorisca solo una volta ogni 3.000 anni, e quindi è usato per simboleggiare eventi di rara occorrenza [come l’avvento sulla Terra di un nuovo Buddha che Gira la Ruota del Dharma, n.d.r.]. Allusioni a questa simbologia si possono trovare in testi del Buddhismo Theravada come l’Uraga Sutta e del Buddhismo Mahayana (Sutra del Loto, Sutra Esteso sul Buddha Amitabha).

“[Quei bodhisattva] sono come il fiore udumbara, perché raramente appaiono nel mondo e sono difficili da incontrare.”
(Sutra Esteso sul Buddha Amitabha, parte II, n. 30)

La parola giapponese udonge è stato utilizzato da Dogen Zenji in riferimento al fiore dell’albero Udumbara nel capitolo 68 del Shobogenzo (“Tesoro dell’Occhio del Vero Dharma”). Il fiore udonge può essere il simbolo della trasmissione spirituale tra l’insegnante e lo studente, in questo caso, Sakyamuni Buddha e Mahakasyapa.
Udonge è usato anche per indicare le uova dell’insetto lacewing.

Wikipedia


Secondo la tradizione, il Dharma fu trasmesso da Shakyamuni al primo patriarca Mahakasyapa attraverso il gesto non verbale di tenere in mano un fiore di Udumbara.

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Il Sermone del Fiore

Il Buddhismo Zen rintraccia le sue origini al Buddha stesso, al suo leggendario “sermone del fiore”. Per usare le parole di Dogen:

“Una volta, il Buddha Shakyamuni, al Picco dell’Aquila, in India, nel mezzo di una vasta assemblea di esseri, colse un fiore Udumbara e sbatté le palpebre.”

Egli non disse nulla. Il fiore stesso era il sermone. In quel momento, il discepolo chiamato Venerabile Mahakashyapa sorrise. Allora il Buddha Shakyamuni disse: “Posseggo il tesoro del vero occhio del Dharma, l’inconcepibile mente del Nirvana. Questo io lo affido a Mahakashyapa.” Quindi il Buddha gli passò il suo intero insegnamento (o Dharma) in un istante, senza l’uso di parole. Mahakashyapa ebbe il suo occhio aperto e mostrò la sua comprensione senza l’uso di parole, con un semplice sorriso.

Questa storia è un’icona per la tradizione Zen: il dharma del Buddha era ed è passato da maestro a discepolo senza l’uso di parole, da mente a mente. Per centinaia di anni i praticanti Zen hanno presunto che questa leggenda sulla fondazione fosse storica, ma sembra che la storia sia stata coniata nella Cina medievale, in parte come un modo per il Ch’an di definire se stesso e difendersi dalle scuole Buddhiste rivali. La prima versione conosciuta appare solo nel 1036, all’interno di una enciclopedia della storia Ch’an.

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In tempi storici sia gli asceti indù che quelli buddisti, lungo il loro cammino verso Takshasila (insieme a Nalanda, una dei due siti culturali più antichi dell’India) che attraversava vaste aree di foreste indiane, erano soliti mangiarne i frutti durante. Una sfida per i vegetariani erano le molte vespe del fico, che si trovano all’interno del frutto. Un modo per sbarazzarsene era quello di rompere i fichi a metà o in quarti, eliminare la maggior parte dei semi e quindi lasciare i fichi al sole di mezzogiorno per un’ora. Questi fichi non sono quasi mai messi in commercio a causa di questo problema.

Medha Journal


Nel Buddhismo Theravada è la pianta sotto la quale si dice che il 26° Buddha Konagamana (Kanakamuni, sanscrito, anche conosciuto con i nomi di Konagon o Kanakagamana) abbia raggiunto l’Illuminazione.

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Laura Silvestri

Liceo linguistico. Scienze della Comunicazione. Co-fondatrice di Myo Edizioni. Per l'etichetta gestisce l'intera parte grafica e le traduzioni.

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