Simbolismo iconografico della nascita prodigiosa del Buddha Shakyamuni




Original title: Iconographic Symbolism of the Prodigious Birth of Buddha Shakyamuni published on Academia.edu and  Pakistan Journal of History and Culture, Vol.XXIX, No.1 (2008) di Dr. Ghaniur Rahman, professore associato presso il Taxila institute of Asian Civilizations, Quaid-i-Azam University, Islamabad, Pakistan
Traduzione: Laura Silvestri


La scultura di Gandhara si è dimostrata uno dei più bei dialetti della lingua spirituale del Buddhismo. Questa lingua ha giocato un effettivo ruolo come mezzo di propagazione per la missione globale del Buddha Shakyamuni. [Lo stile] Gandhara creò e usò un linguaggio sacro figurativo fornito di segni, simboli e immagini significative, capaci di spiegare il sacro messaggio buddhista.

La scultura di Gandhara è uno stile dell’arte buddhista che si sviluppò nell’attuale Pakistan nord-occidentale e Afghanistan orientale, grosso modo, dal I al VII secolo a.C. [Lo stile] Gandhara rappresenta diversi filoni di pensiero a causa della sua esposizione a diverse correnti culturali e influenze artistiche – dalla Persia al mondo greco-romano classico – che ha prodotto il suo stile e dato origine alla sua identità.

Uno degli aspetti interessanti della scultura di Gandhara consiste nelle rappresentazioni narrative degli episodi della vita del Buddha, che forniscono una facile comprensione del grande Maestro Illuminato del Buddhismo. Le narrazioni più interessanti sono le rappresentazioni degli eventi prodigiosi accaduti durante la vita di Shakyamuni al tempo in cui era ancora un principe, o i miracoli compiuti da grande maestro trascendentale, che hanno generato conversioni di massa. Il Grande Essere non ha mai preferito diffondere la propria dottrina attraverso l’esecuzione di miracoli ma, quando necessario, ne ha fatti alcuni per portare a termine la sua missione mondiale di convertire quante più persone possibili alla buona legge, in modo che possano liberarsi dal ciclo di innumerevoli vite piene di sofferenze.

Il mezzo artistico ha facilitato i mezzi verbali e testuali per le persone che non erano in grado di capire la relativamente complicata via filosofica degli insegnamenti. In questo modo gli è stata fornita l’opportunità di conoscere la vita del loro Signore attraverso il linguaggio espressivo. Inoltre, i simboli artistici e le immagini gli fornirono centri devozionali per accumulare meriti attraverso il loro amore per il Maestro illuminato e l’ispirazione per portare avanti le loro vite.

Secondo J. Irwin:

“Gli artisti di Gandhara lavorarono principalmente al servizio dei testi, e ciò che ci forniscono è una narrativa letteraria [scolpita] nella pietra – non un’arte che parla la propria lingua estetica.”
[Irwin, J., “The Mystery of the (Future) Buddha’s First Words”, Annali [dell’] Istituto Orientale di Napoli, 41, (Napoli: Istituto Orientale, 1981), p.633]




Ciò che caratterizza questa tecnica scultorea è il modo molto diverso con cui la scultura narrativa è rappresentata. [Lo stile] di Gandhara narra la vita di Shakyamuni in modo indipendente, che non si trova né in totale accordo né in disaccordo con gli stili indiano e classico [vedere Taddei, M., Arte narrative tra India e mondo ellenistico, (Roma: IsMEO, 1993), p.25].

Un’altra caratteristica della scultura di Gandhara è la rappresentazione delle narrazioni in una successione per lo più secondo uno schema lineare orizzontale [Taddei, M., Arte, (1993), p.35. (For different Modes of Narrative schemes’ representations see: Vidya D., “On Modes of Visual Narration in Early Buddhist Art”, Art Bulletin, 72, 1990)]. Altre caratteristiche importanti sono il materiale utilizzato e il modello, che differiscono totalmente da quelli di altri luoghi e scuole, precedenti e contemporanee, [presenti] in India. Sebbene ci siano opere di stucco nella fase finale, il miglior materiale utilizzato è la pietra di scisto blu-nero. A differenza di altre scuole indiane, il Buddha di Gandhara ha un naso ellenizzato più stretto e indossava un drappeggio in stile ellenico.

Dopo questa breve introduzione sulla scultura di Gandhara, procediamo con la narrazione della nascita prodigiosa del Buddha secondo i testi buddhisti e la scultura di Gandhara.

La prodigiosa nascita di Shakyamuni

Maya diede alla luce il principe Siddhartha (Shakyamuni) mentre si trovava sotto un albero di sala nel boschetto di Lumbini, tenendosi uno dei suoi rami. [Questo] è uno dei numerosi eventi prodigiosi accaduti nella vita di Shakyamuni. Egli nacque dal fianco destro della madre, ed fu accolto dai due dei più importanti dèi Brahmatici, Brahma e Indra.

I punti importanti da notare sui quali la maggior parte dei testi è unanime [J.J, Jones (tr. by), The Mahavastu, Part II, (London, Luzac & Company, 1956), and, An Introduction to the Jataka Warren, H.C., Buddhism in Translation, (Delhi:Motilal Banarsidass Publishers, 1986), etc.], sono: che Maya ha partorito durante una delle sue solite passeggiate ai giardini del piacere; che il parto non ha avuto luogo nel palazzo di Kapilavastu; che Maya era in piedi mentre partoriva; e che, nel momento finale [del parto] ha afferrato il ramo di un albero con la sua mano destra [A. Foucher, The Life of the Buddha According to the Ancient Texts and Monuments of India, (New Delhi: Munshiram Manoharlal, 2003), p.30].

Maya, prima che il futuro Buddha fosse concepito, aveva deciso di seguire una vita religiosa, astenendosi da ogni tipo di piacere sensuale. È stato durante questo periodo che concepì il Bodhisattva e fu suo il desiderio, che sentì prima della nascita del Bodhisattva, di ritirarsi in un luogo tranquillo, come una foresta o un boschetto. Questo desiderio la portò nel boschetto di Lumbini, dove sentì che il tempo di partorire era giunto e [dove] la miracolosa nascita del Bodhisattva ebbe luogo.

“Come la nascita di Aurva dalla coscia, quella di Prthu dalla mano, di Mandhatr, il pari di Indra, dalla testa, di Kaksivat dall’ascella, parimenti saggia fu la sua nascita.
Quando a tempo debito fu fuoriuscito dal grembo materno, appariva come se fosse
disceso dal cielo, perché non venne nel mondo attraverso il portale della vita; e, poiché aveva purificato il suo essere attraverso molti eoni, lui non nacque ignorante, ma pienamente cosciente.
Con la sua lucentezza e la sua fermezza apparve come il giovane sole venuto sulla terra, e nonostante questo suo splendore abbagliante, quando lo si guardava, tutti gli occhi rimanevano [incantati] a guardarlo come [fosse] la luna.”
[Asvaghosa, Buddhacarita or Acts of the Buddha, Part II, translated by Johnston,
E.H., (Delhi: Motilal Banarsidass, 1936), pp.4-5]

Rappresentazione dell’episodio nella scultura Gandhara

La scena della nascita è, nello stile Gandhara, la più comunemente rappresentata [fra gli eventi] della vita di Shakyamuni. Nella scultura Gandhara, Maya, madre di Shakyamuni, è stata raffigurata in tre diverse pose mentre partoriva Shakyamuni:

  1. la sua gamba destra sostiene il suo corpo con la gamba sinistra piegata in avanti che incrocia la destra, come mostrato nelle tavole 2, 3, 4, 5 e 6;
  2. la sua gamba destra sostiene il suo corpo con la gamba sinistra che incrocia la destra come mostrato nelle tavole 7 e 8; la tavola 9 può essere inclusa nella stessa categoria, ma quella posa mostra una postura giocosa e un movimento in avanti;
  3. sta in piedi senza incrociarle le gambe, il corpo è un po’ piegato verso il suo lato sinistro esponendo così la parte destra per facilitare l’emergere di Shakyamuni. Questo tipo di raffigurazione può essere vista nelle tavole 10, 11 e 12.

Mentre sta in piedi in una delle pose di cui sopra, all’ultimo momento afferra il ramo dell’albero di Sala con la mano destra. Questo atto è raffigurato in modo simile in tutte le rappresentazioni. Anche la comparsa del Bodhisattva è rappresentata sempre in un modo che segue una regola fissa, sebbene le sue caratteristiche fisiche possano variare. Nella maggior parte delle sculture, Shakyamuni è rappresentato con i segni distintivi di un grande uomo. Un alone e un’usnisa si possono chiaramente trovare nella maggior parte delle sculture (tavola 2); tuttavia, ci sono altre opere in cui è raffigurato senza capelli in testa, come i neonati normali (tavola 7).

La sorella di Maya, Mahaprajapati – che dopo la morte della regina, avvenuta sette giorni dopo la nascita del Bodhisattva, divenne la sua matrigna, allevandolo – assiste Maya, sempre posta a destra. Un’assistente femminile, a destra di Mahaprajapati, tiene un ramo di palma o una piuma di pavone senza alcun recipiente d’acqua o piccola scatola come nella tavola 2. La stessa ancella in altre rappresentazioni, come nella tavola 4, è raffigurata con un recipiente d’acqua e, nella tavola 3, con una piccola scatola circolare e un ramo di palma o una piuma di pavone, mentre il vaso d’acqua è assente. Un’altra assistente femminile, quando rappresentata secondo la disponibilità dello spazio [a disposizione], tiene uno specchio alle spalle di Mahaprajapati, come nella tavola 3.

La figura che riceve il bambino a sinistra è identificata come Indra/Shakra; dietro di lui, a volte è presente anche Brahma. Queste due divinità sono generalmente scolpite nella scena del parto, anche se alcune volte, come nella tavola 2, viene scolpito solo Indra, mentre Brahma non è rappresentato. Lo scultore di questa scena sembra aver raffigurato solo i personaggi più importanti, ed eliminato gli altri servitori umani e deva a causa del poco spazio disponibile. Ma questo può essere contestato, perché lo scultore avrebbe potuto eliminare un servitore umano per poter rappresentare Brahma. Tuttavia, la presenza di migliaia di deva e delle loro giovani vergini è menzionata nei testi durante le occasioni del concepimento e della nascita di Shakyamuni [J.J. Jones, The Mahavastu, (1956), pp.2, 17]. Poichè si ritiene che i deva siano invisibili e possano essere rappresentati con una presenza minima, secondo la necessità delle diverse occasioni, mentre gli umani devono essere visibili, è stata data maggiore importanza ai servitori umani e l’importanza di Maya in quanto regina, doveva essere mostrata al meglio, attraverso il maggior numero possibile di assistenti. Forse è stata data più importanza a Indra perché era un dio re, e quindi era una scelta più adatta per ricevere un principe. Anche la gioia nel cielo viene raffigurata: i festeggiamenti degli esseri celesti per l’occasione sono rappresentati con tamburi e arpe fluttuanti come si vede nel rilievo delle tavole 4 e 5.

Dopo aver osservato queste sculture, e le differenze [nella rappresentazione] della stessa scena, si possono dedurre due cose: (1) che le scene erano raffigurate in modo diverso a seconda dello spazio disponibile, e (2) che c’erano diversi laboratori in cui gli artigiani lavoravano seguendo le richieste dei loro committenti. C’erano tanti stili quanti importanti centri. Lo studio di questi diversi stili può portarci all’esistenza di diversi centri artigianali e, seguendo i diversi centri, [è possibile] trovare la loro posizione, la successione, la cronologia, le loro radici originarie, se gli artigiani erano di origine indiana, straniera o entrambe.

Simbolismo iconografico

Maya (madre di Shakyamuni)

Secondo i testi buddhisti, dal momento in cui il futuro Buddha fu concepito, quattro angeli fecero la guardia per allontanare tutti i possibili pericoli sia dal futuro Buddha che da sua madre. Nessun pensiero lussurioso sorse nella mente della futura madre del Buddha; non subì alcuna spossatezza fisica. Un utero occupato da un futuro Buddha, è come il santuario di un tempio, che non può mai più essere occupato o usato di nuovo. È per questo motivo che la madre del futuro Buddha morì, quando lui aveva sette giorni per rinascere nel paradiso Tusita [See,Introduction to Jataka (translated by Warren, H.C., Buddhism in Translation, 1986), p.45].

Maya, la madre di Shakyamuni, era una madre umana appartenente a una famiglia nobile. Ma, dopo che Shakyamuni raggiunse l’illuminazione, con il passare del tempo è stata elevata a un livello superiore a quello umano. Grazie ai meriti accumulati, ha raggiunto un così alto livello da diventare la madre del futuro Buddha. Dopo aver dato alla luce il Bodhisattva, è morta e rinata nel cielo Tusita, dove il Bodhisattva risiedeva prima di nascere come Siddhartha (Shakyamuni).

Anche Maya è considerata un’illusione. “Nella bellezza come il Padma [loto], nella risolutezza come la terra, fu chiamata Mahamaya, per la sua somiglianza con l’incomparabile Maya [illusione].” [Asvaghosa, Buddhacarita, tr. E.H. Johnston, (1936), p.1.] Quando i buddhisti del tardo periodo elevarono il Buddha a un livello supremo, fu naturale negare l’idea che avesse avuto una madre umana normale e quindi sembra che la considerassero un’illusione, creata come mezzo per la trasformazione del futuro Buddha dal cielo al mondo umano.

Questo suggerimento viene in mente per il fatto che [Shakyamuni] è stato concepito in modo innaturale, dato che sua madre in quel periodo non viveva con il padre: “Allora, senza contaminazione, ella ricevette il frutto dell’utero, proprio come la conoscenza unita alla concentrazione mentale porta frutto” [Asvaghosa, Buddhacarita, tr. E.H. Johnston, (1936), p.1.], ed è nato in un modo insolito, perché è uscito dal fianco destro di sua madre, mentre lei era in piedi, a differenza degli altri esseri umani: “Ancora, la madre del bodhisattva non partorisce mentre giace o sta seduta…ma in una posizione eretta. E il Bodhisattva, consapevole e riflessivo, scaturisce dalla parte destra di sua madre senza farle alcun danno.” [J.J. Jones, The Mahavastu, part.II, (tr). (1952), p.18] Le modalità della nascita riportata dai testi buddhisti e dall’arte di Gandhara potrebbe avere l’intenzione di mostrare la purezza del Buddha in contrasto alla normale nascita umana (impura).

Ma allo stesso tempo [si voleva] assegnare uno status misterioso a sua madre.

Avrebbe potuto venire nel mondo umano senza un mezzo (una madre umana), ma dato che doveva venire nel mondo umano che è un’illusione esso stesso, optò per un mezzo di illusione umana piuttosto che l’illusione del mondo. Così fu in una posizione tale da [poter] presentare un esempio umano di raggiungimento dell’illuminazione e la possibile libertà dal samsara.

Dopo la nascita di Shakyamuni, sua madre morì, o in altre parole, il mezzo che fu l’illusione, si estinse dopo aver dato alla luce la verità e la luce della conoscenza. Questo simboleggia anche che quando si accende una luce, l’oscurità si estingue. Quando il futuro Buddha arrivò come la luce della conoscenza del mondo fenomenico, l’oscurità e l’illusione hanno iniziato a svanire e il primo sbiadimento simbolico dell’illusione, dell’oscurità o dell’ignoranza era Maya.

Il Buddha ha sempre proclamato la depravazione dei desideri sensuali e quindi non sarebbe stato adatto per sua madre indulgere in essi. [Asvaghosa, Buddhacarita, tr. E.H. Johnston, (1936), p.1.] Questa potrebbe essere la ragione per cui la madre di Shakyamuni morì sette giorni dopo la sua nascita.

Nel partorire Shakaymuni, Maya è sempre rappresentata [nell’atto di] afferrare il ramo di un albero di sala con la mano destra [Asvaghosa, Buddhacarita, tr. E.H. Johnston, (1936), p.17]. Questo fatto simboleggia sia il suo essere devota agli spiriti degli alberi (Yaksa/Yaksini) e sia il facilitare la nascita di Siddhartha dal proprio fianco destro. Gli Yaksa/Yaksini sono sempre rappresentati dagli alberi. Talvolta Maya è anche considerata una Yaksini, che era visibile con quel nome e quella forma per facilitare la futura venuta del Buddha sulla terra. In questo caso, si può dire che l’essere destinato a essere trascendentale è venuto nel mondo umano attraverso un mezzo semi-divino (uno spirito dell’albero, l’elemento della fertilità terrena che il Buddha attraversa), ma era necessario che fosse in forma umana, in modo che fosse fornito un esempio per gli umani della possibilità di raggiungere la liberazione mentale (nirvana). La tavola 1 (n. 44 Kurita) è un buon esempio di Yaksini e della sua somiglianza con Maya al momento del suo partorire il Bodhisattva Siddhartha.

Poiché l’albero è considerato un luogo ove risiede lo spirito della vita, la connessione tra la posa della regina Maya e la yaksini, l’antico spirito indiano dell’albero, è molto evidente. La tavola 44 è una statua indipendente di una yaksini, e [la yaksini] è quasi identica alla posa della regina Maya durante il parto. [I. Kurita, Gandhara art 1: The Buddha’s Life Story, English/Japanese Edition, (Tokyo: Nigensha Publishing Co., 2003), p.302]

Yaksini

Al momento della nascita di Shakyamuni, Mayadevi venne mostrata nella tipica posa di una Yaksini (spirito femminile dell’albero). Così lo scultore la elevò almeno al livello di un essere celeste. Quando il Buddha fu elevato al più alto dei livelli degli esseri, come si poteva dimenticare che sua madre era solo un essere umano come gli altri?

Gli Yaksa e le Yaksini sono soggetti al grande re Vessavana del quartiere settentrionale del mondo. Il primo cielo, appena sopra lo stato umano, è quello dei quattro Maharaja dei quattro punti cardinali del mondo. Questi grandi re, come menzionano i testi, fecero visita al Buddha Shakyamuni, come affermato nel Sutta 32, versetto 2 del Digha Nikaya. Sebbene in quel punto siano menzionati gli Yaksa che avevano fede nel Buddha, e lo visitarono, secondo lo stesso sutta la maggior parte degli Yaksa erano ostili al dharma.

Simbolismo dell’albero

L’albero, come già menzionato sopra, è considerato la dimora degli Yaksa ed è anche collegato a molti rituali per la fertilità. Ecco perché gli alberi sono visitati maggiormente dalle donne che cercano di avere figli o da coppie sposate da poco. Secondo la tradizione buddhista, la figlia di un contadino, Sujata, offrì a Siddhartha un preparato di latte di riso da mangiare e, dopo che lui lo ebbe mangiato, raggiunse l’illuminazione. In realtà la ragazza era andata ad adorare l’albero sotto il quale il Bodhisattva Siddhartha stava meditando. L’albero, già sacro, fu ulteriormente santificato dal conseguimento dell’illuminazione da parte del Buddha, avvenuto mentre era seduto sotto di esso. Ora è un albero sempre presente in ogni tempio e monastero buddhista e ha acquisito il nome caitya-vrksa (l’albero del santuario; caitya, o chaitya, “santuario” e vrsa, o vriksha, “albero”).[Kewal Krishan Mittal, «Significance of Some Buddhist Myths and symbols» in Buddhist Art and Thought, Ed. Kewal Krishan Mittal and Ashvini Agrawal, (New Delhi: Harman Publishing House, 1993), p.156]

“… l’Albero della vita, sinonimo di tutta l’esistenza, di tutti i mondi, di tutta la vita, sgorga, esce o scende nello spazio dalle proprie radici nel centro dell’ombelico dell’Essere Supremo, Varuna, Mahayaksa, Asura, Brahmano, mentre lui si stende sulla schiena dell’acqua, possibilità di esistenza e la fonte della sua abbondanza. Quell’Albero è la sua processione [….] in una incarnazione (murta), l’emanazione della sua impetuosa energia (tejas) come luce, l’aspirazione del suo respiro (Prana); egli è il suo saggio, indistruttibile motore (reriva).” [A.K. Coomaraswamy, (1935), Elements of Buddhist Iconography, (New Delhi: Munshiram Manoharlal, 1935), p.8 ]

“…Si dice che Asoka fosse stato portato davanti ad un albero che portava il suo stesso nome (asoka), conosciuto in India per il suo magnifico fiore rosso, e lì, grazie al prestigio che il saggio Upagupta esercitava sugli dèi, l’imperatore fu in grado di conversare con la driade che viveva sotto la corteccia. Di conseguenza, lei ebbe il raro privilegio di vedere il neonato Buddha nascere […] Altri testi affermano che si trattava di un albero di fico, (plaksa), che piegò spontaneamente uno dei suoi rami verso la mano destra di Maya. Altri ancora optano per un [albero di] sala, la specie più comune nella zona sub-himalayana e lo stesso tipo di albero che, ottant’anni dopo, ombreggiò la morte del Beato. Il punto importante da ricordare è che, al tempo, la tradizione attribuì a Maya la posa scultorea per eccellenza, anche secondo l’estetica indiana di oggi.” [A. Foucher, The Life, (2003), p.30]

Servitrici umane

Nella scultura di Gandhara i servitori umani rappresentati sono: Prajapati, sorella di Mayadevi, che dopo la sua morte si prese cura del principe; accanto a lei sono presenti anche altre una o due assistenti femminili, una delle quali è per lo più raffigurata con una foglia di palma o una piuma di pavone. La stessa, o un’altra aiutante della signora, regge un recipiente d’acqua o una piccola scatola. A volte una di loro tiene uno specchio.

La signora con una foglia di palma o una piuma di pavone può essere considerata un’assistente tipica che faceva aria alla propria signora per diminuire il caldo delle estati indiane. La presenza di così tante partecipanti era un simbolo di ricchezza e alta casta.

La presenza degli dèi

Quando il futuro Buddha lasciò il paradiso per il mondo umano, erano presenti innumerevoli dèi e altri esseri celesti, e quando lui passò attraverso l’illusione materna e arrivò al mondo umano, là di nuovo gli dèi fra i più famosi, tra cui Indra (il re e quindi la rappresentazione dell’azione) e Brahma (il sacerdote e quindi la rappresentazione della conoscenza), erano presenti per ricevere il futuro Buddha, dando all’evento l’importanza necessaria. [La loro presenza] era anche un promemoria per il nuovo nato, destinato a raggiungere il grande obiettivo per il quale il suo viaggio era già iniziato.

Brahma

Brahma come singola divintà non può essere confuso nei rilievi raffiguranti la scena della nascita di Shakyamuni. Ha una specie di crobilo – jata (ciuffo o nodo di capelli attorcigliati o arricciati) – sulla testa. È raffigurato sia con la barba che senza. È anche rappresentato come un Brahmano.

La presenza di Brahma nella scena della nascita di Shakyamuni simboleggia diversi sviluppi. Nel periodo dell’uso dell’arte come strumento di propagazione erano già avvenuti cambiamenti nelle fondamenta del Buddhismo e del Brahmanesimo. La setta Mahayana del Buddhismo sembra aver giocato il proprio ruolo livellando le discrepanze tra le due dottrine principali.

La presenza di Brahma era anche un messaggio ai brahmani che persino il loro dio supremo aveva accolto e sostenuto la venuta nel mondo umano del Buddha Shakyamuni. Non solo lo aveva accolto al momento della sua nascita, ma lo aveva anche pregato, dopo il suo conseguimento dell’illuminazione, di insegnare agli umani e agli dèi la verità che aveva scoperto.

Questo fu sufficiente per riconciliare i brahmani con la fede buddhista e per assicurare che il Buddha potesse essere adorato da entrambe le fedi. Ma al tempo stesso, i buddhisti rappresentavano gli dèi brahmani come discepoli di grandi maestri che imparavano dal Buddha la via che conduce al nirvana. Così, gli dèi Brahmani occupavano un livello inferiore a quello del Buddha. Tuttavia, la mossa importante fu che Brahma, Indra e gli altri dèi erano esseri divini per i buddhisti, così come per i brahmani. Sembra che da un lato i buddhisti cercassero di stabilire la propria supremazia e dall’altra cercassero di riconciliarsi con i brahmani.

Questo mostra anche, da un lato, che la società durante quel periodo aveva subìto un lungo processo di cambiamento, un cambiamento di prosperità economica e che aveva portato ad una certa tolleranza nella società; dall’altra, che la dottrina buddhista e quella vedica si erano evolute in filosofie complete e, cosa più importante, patrocinate dallo stato.

Con questo sfondo i buddhisti Mahayana ne approfittarono per propagare la dottrina in diversi modi. Attraverso l’arte, come abbiamo visto sopra, diffusero nel popolo l’idea che i loro dèi avevano accettato il Buddha Shakyamuni come loro maestro e lo stesso avrebbero dovuto fare anche loro.

Sakra (sans. Sakra, pali, Sakka)/Indra

(Il Buddhismo sostituì il Dio Indra del Bramanesimo con Sakra)

Nella scultura di Gandhara, in questo episodio dalla vita di Shakyamuni, Sakra (il re dei deva di Trayastrimsa) è stato per lo più rappresentato nell’atto di ricevere il neonato. Sakra, il re dei deva, indossava un turbante e spesso è senza barba. Ma a volte è stato rappresentato con la barba. Secondo Grünwedel, il Sakra con la barba è stato plasmato dagli artisti secondo un modello classico greco – quello di Zeus (Giove) – Zeus è greco! Ma secondo C. Sivaramamurti, nella scultura di Gandhara Sakra è stato anche scolpito senza barba e quel modello per questa divinità è quello di un giovane Brahmano. [C. Sivaramamurti, “Amaravati Sculpture in the Madras Government
Museum”
, in ‘Bulletin of the Madras Government Museum’, (Madras: 1977), p.85]

I buddhisti considerano Sakra come il Signore del paradiso di Trayastrimsa. Egli risiede nel palazzo di Vejayanta, cavalca l’elefante Eravana (sanscrito Airavata). Invece di essere purandara, il distruttore delle città, come nella mitologia indù, è purindada, il dispensatore di città. La sua arma è

il fulmine (vajra) e lui è sempre vigile nel controllare che tutto vada bene nel mondo. [C. Sivaramamurti, “Amaravati”, (1977), p.86]

Si dice che Sakra abbia servito Shakyamuni in molte occasioni nel corso della vita del Buddha. Quando Shakyamuni si tagliò i capelli la prima volta e li gettò via, Sakra li raccolse e li incastonò nel cielo Trayastrimsa. Quando Shakyamuni desiderò fare il bagno, fu Sakra ad aiutarlo, abbassando i rami di un albero sulla la riva del fiume Neranjara. Il cibo offerto da Sujata a Shakyamuni era

pieno di linfa divina di Sakra. Dopo aver predicato a sua madre e ad altre divinità, quando il Buddha stava tornando sulla terra a Sankasya fu Sakra che creò tre scale per la sua discesa e che lo accompagnò insieme a Mahabrahma, recando rispettivamente un parasole e uno scacciamosche. Secondo un voto fatto da Sakra, in una sua precedente nascita quando era un Cakravartin, si assunse il ruolo di difensore della fede ed è perciò un protettore del Sangha buddhista. [A. Grünwedel, Buddhist Art in India, (tradotto da ‘Handbuch’ di
Albert Grünwedel, da Agnes C. Gibson, Revised and Enlarged by Jas. Burgess, (London: Bernard Quaritch, 19010, p.90 & Sivaramamurti, C., “Amaravati”, (1977), p.88]

Vajrapani

Vajrapani è il portatore del fulmine (vajra) come il dio Indra e in molte scene della scultura Gandhara è scolpito nell’atto di accompagnare il Buddha. Come Sakra (Indra), anche Vajrapani viene mostrato in due modi nell’arte Gandhara: con o senza barba. Egli è il sorvegliante vigile del Buddha. Grünwedel discute il concetto di Sakra-Vajrapani e arriva alla conclusione che i due dèi derivino da una singola divinità precedente [C. Sivaramamurti, “Amaravati”, (1977), p.89].

Sembra che i tre esseri celesti – Indra, Sakra e Vajrapani – siano la rappresentazione di un’unica divinità. Non è raro che nella religione brahmanica gli dèi inviassero i loro avatar o poteri personificati nel mondo umano per aiutare i loro seguaci. Di nuovo, questi dèi, come Visnu, hanno il potere di creare delle illusioni (Maya) a loro piacimento o che tutto il mondo sia un’illusione creata dal creatore e non ci sia una realtà.

Lo stesso Buddha creò un’illusione quando compì il miracolo di moltiplicarsi a Sravasti.

Vajrapani può rappresentare il dio del tuono Sakra in tutti i casi in cui sia necessaria una protezione. Secondo le leggende buddhiste, quando qualcosa di importante sta per accadere sulla terra, il trono di Sakra nel cielo si scalda ed egli si affretta ad interferire nell’interesse del giusto [A. Grünwedel, Buddhist Art, (1901), p.90].

Dato il loro desiderio di avere un pantheon di dèi e un sistema celestiale diversi, i buddhisti si rivolsero agli esseri celesti già esistenti cambiando leggermente i loro nomi, dando così l’impressione di avere dei dèi propri. Ma i brahmani avevano confidenza con quelle divinità buddhiste e anche il Buddha o i seguenti buddhisti lo sapevano. Fu per questo motivo che molti brahmani non esitarono mai a far visita al Buddha e porgli varie domande e anche diventare suoi seguaci come uno degli altri maestri Brahmanici del tempo.

Significati nel modo rappresentativo della nascita di Shakyamuni

Ci sono diverse versioni sul punto da cui il principe nacque, variando dal fianco destro o appena sotto il braccio o dall’anca destra. In qualunque caso, come riferisce Isao Kurita, “questo [fatto] è legato a una leggenda nell’antica società indiana, [nella quale] la famiglia reale (ksatriya) porta un bambino sul braccio destro (simbolo per il potere militare) o lato destro.” [Kurita, Isao, Gandhara Art 1:The Buddha’s Life, (2003), p.302] Ma nella scultura di Gandhara l’unica modalità di rappresentazione mostra il Bodhisattva che sorge dal lato destro appena sopra l’anca.

I successivi scrittori di testi buddhisti, così come gli artisti, sembrano avere appianato le differenze tra buddhismo e bramanesimo, o almeno aver cercato di riconciliare la nuova con la vecchia religione. I testi su cui il l’arte buddhista è basata sembrano aver beneficiato dei Veda. Per esempio, per la nascita del loro signore, si è cercato una modalità di nascita adatta, che potesse mostrare la sua grandezza. La risposta fu trovata nei Rg Veda, dove viene raccontato che il dio Indra si rifiutò di nascere nel modo normale e insistè a voler uscire dal fianco di sua madre. Fu seguito questo esempio e di conseguenza Shakyamuni è sempre stato raffigurato che usce dal fianco di sua madre.

“L’unica precauzione che si doveva avere per bandire qualsiasi scrupolo da parte dei fedeli era di comunicare che così facendo il bambino divino non la ferì. In verità, è stato detto che questo tipo di cesareo spontaneo non lasciò nemmeno la minima cicatrice. Era assolutamente necessario che la nascita del Buddha fosse sovrumana, senza diventare disumana.” [A. Foucher, The Life, (2003), p.30]

Maya, nel partorire Shakyamuni non patì alcun dolore perché i Tathagata nascono con un corpo che è fatto di mente. [The Mahavastu, Part II, (1952), p.18]

Apparizione dei Sette Tesori

Un altro evento meravigliosamente mostrato nella scultura Gandhara, che accadde esattamente nello stesso momento della nascita di Shakyamuni:

Secondo il Buddha Shakyamuni ogni grande uomo custodisce sette tesori, che appaiono insieme a lui. Perciò secondo il testo buddhista, sette tesori apparvero insieme al Buddha Shakyamuni.

Secondo l’introduzione degli Jataka:

“Ora, nel momento esatto che il nostro Futuro Buddha è nato nel Boschetto di Lumbini, sono venuti in esistenza anche la madre di Rahula e i cortigiani Channa (Chandaka) e Kaludayi, Kanthaka, il re dei cavalli, l’albero Grande-Bo, e le quattro urne piene di tesori… questi sette (il Futuro Buddha va contato come numero 1 e il gruppo dei tesori come il numero 7) sono chiamati i Connati.” [Introduction to the Jataka, tradotto da H.C. Warren, Buddhism in translation, (1986), p.48]

Sembra che la descrizione dei Connati non fosse molto popolare nell’arte Gandhara perché ci sono solo pochi esemplari in mostra in musei e cataloghi.

Eppure, la scena mostra solo due apparizioni delle sette, vale a dire la nascita di Kanthaka, il cavallo personale del principe, e la nascita di Chnadka, il suo personale servitore. Questi due giocarono i ruoli più importanti nel volo di Shakyamuni [che lo portò] dalla sua casa a diventare un asceta e infine il Buddha.

Conclusione

L’importanza dello stile scultoreo Gandhara come registrazione della storia e mezzo di comunicazione e propagazione è chiara al di là di qualsiasi discussione. Quando ci inoltriamo in un testo, cerchiamo di comprenderne i significati e lo scopo per il quale è stato scritto. Quando ci inoltriamo in una narrazione artistica vediamo diverse immagini e simboli, che non solo ci riportano alla mente un evento piuttosto che un altro. Oltre al materiale utilizzato, lo stile e gli abiti indossati dalle figure ci informano quanto più possibile sulla cultura, l’economia, la religione e infine le influenze da altre culture e ambienti.

La scultura Gandhara si è dimostrata una lingua espressiva molto efficace all’interno della galassia dell’arte mondiale. È un’arte che è servita come strumento di propagazione di una religione, fiorita più di duecento anni fa e che ancora rappresenta uno strumento per narrare la storia di quella antica religione, della sua filosofia e di altri aspetti della società del tempo. La scultura Gandhara è così completa nella sua funzione e nelle sue estetiche che si è dimostrata uno degli importanti membri delle civiltà storiche passate e presenti del mondo.




Laura Silvestri

Liceo linguistico. Scienze della Comunicazione. Co-fondatrice di Myo Edizioni. Per l'etichetta gestisce l'intera parte grafica e le traduzioni.

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