Shindoku




Molto spesso i praticanti del Buddhismo di Nichiren Daishonin avranno sentito parlare del shindoku, la misteriosa lingua che compone le preghiere giornaliere (Gongyo) di quella tradizione buddhista. Ma di cosa si tratta? Vediamo di fare un po’ di chiarezza.


Tradizionalmente, il cinese faceva parte degli studi dei monaci, quindi non c’era molto bisogno di traduzioni. Il cinese è un’interessante lingua scritta che non richiede necessariamente che si sia in grado di parlare la lingua. In effetti, non tutti i dialetti cinesi sono mutuamente intelligibili. Tuttavia, in termini di forma scritta, possono tutti comunicare senza particolari difficoltà. Questo è il caso del giapponese che può leggere testi cinesi, usando le pronunce giapponesi delle letture cinesi. Il Shindoku è la lettura del cinese in Onyomi (lettura cinese dei caratteri cinesi, pronunciati in giapponese).

La parola “Shindoku” si traduce letteralmente come “vera lettura”. Nel tempo ha assunto un senso mistico – un po’ come i mantra che si ritiene siano veri discorsi di esseri illuminati. Perché di questo?

La lettura in Shindoku appartiene alla maggior parte delle scuole buddhiste in Giappone. Quando il Buddismo fu portato per la prima volta in Cina attraverso la Via della seta, i monaci provenienti dall’India, dall’Asia centrale (Kushan, Sogdian, Parthian, ecc.) furono incaricati dalla corte imperiale cinese di tradurre i testi buddisti dalle disparate  lingue in qualcosa di più leggibile.

Anche i testi buddisti stessi non sono stati conservati in un’unica lingua, come il sanscrito. In India e in Asia centrale, sono stati conservati in un’ampia varietà di lingue, chiamate prakrits. Alcuni prakrits si basavano molto sul sanscrito, la lingua sacra in India, ma altri no. Quando questi testi e sutra arrivarono in Cina  non c’era modo per i monaci buddisti cinesi di leggere e comprendere così tante lingue. Per ciò si pensò di tradurle tutte in cinese. Quindi i caratteri cinesi che si vedono nei libretti liturgici (come il Gongyo) non sono caratteri cinesi moderni e nemmeno giapponesi. Sono tradotti dalle lingue indiane nella lingua cinese del tempo.

All’epoca in cui il Giappone importò il Buddismo da Cina e Corea, importò la loro stessa cultura: arte, poesia, etica confuciana, urbanistica, stile di governo, ecc.

L’élite colta del Giappone all’epoca poteva effettivamente leggere bene i caratteri cinesi come parte della loro educazione e formazione professionale. Pronunciano i caratteri in un modo diverso, ma al tempo era possibile leggere il cinese – più o meno come il latino veniva usato come lingua comune nell’Europa medievale per la comunicazione e la letteratura fra i tanti paesi e culture diverse.

Con il passar del tempo, le cose sono un po’ cambiate La letteratura in stile cinese in Giappone, o kanbun (??), esiste ancora, ma solo le persone ben istruite possono leggerlo e scriverlo. Il giapponese autoctono ha gradualmente preso il sopravvento e soppiantato la letteratura più in stile cinese.

La Cerimonia del Sutra del Loto-gongyo in italianoNonostante questo, i testi buddisti sono ancora conservati nel cinese classico originale. Ci sono molti libri buddisti in Giappone che aiutano a spiegare e fornire commenti ai sutra popolari come il Sutra del Cuore o il Sutra del Loto, ma per scopi liturgici, le persone recitano ancora nella lingua originale e preservata.

Ci sono diversi vantaggi nel cantare una lingua liturgica al posto di quella di ogni paese:

  • Il testo è conservato con alterazioni nel corso dei secoli.
  • La recitazione è la stessa ovunque tu vada.

Il secondo vantaggio è particolarmente importante in quanto il Buddismo si è diffuso in tutto il mondo. Anche se poche persone possono capire le parole, tutti possono invocarle allo stesso modo  e quindi studiarle nella loro lingua madre. Una persona potrebbe lamentarsi “Non so cosa sto invocando”, ma studiare i sutra è un atto diverso dal recitarli. In altre parole, la liturgia e l’invocazione sono una cosa, studiare un testo è una cosa completamente diversa.

Inoltre, recitando in una liturgia buddista, tutti recitano insieme, che dà un bel senso di comunità e unione.

 

Fonti: Klingon Buddhist | Dharma Wheel




Laura Silvestri

Liceo linguistico. Scienze della Comunicazione. Co-fondatrice di Myo Edizioni. Per l'etichetta gestisce l'intera parte grafica e le traduzioni.

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