L’occhio del Dharma




Il Buddhismo classifica l’occhio (o visioni) in cinque categorie: l’Occhio Fisico, l’occhio Divino, l’occhio della Saggezza, l’Occhio del Dharma e l’Occhio del Buddha.

Baus


1. Occhio Fisico: è il nostro occhio “di carne”, un organo per vedere degli oggetti con dei limiti, per esempio, nell’oscurità.
2. Occhio Divino: può vedere nell’oscurità e in lontananza, ottenibile dagli uomini con la dhyana (concentrazione/meditazione)
3. Occhio della Saggezza: l’occhio dell’Arhat e dei Due Veicoli (ad esempio quello degli ascoltatori – gli Sravaka – o dei Pratyeka Buddha. È in grado di vedere la natura falsa e vuota di tutti i fenomeni.
4. Occhio del Dharma: l’occhio del Bodhisattva. E in grado di vedere tutti i dharma in tutto il mondo e oltre.
5. Occhio del Buddha (o onniscenza): è in grado di vedere tutto ciò che sono in grado di vedere di altri quattro tipi di occhi.

Buddhist Door





Il Buddha spiega ad Ananda che gli esseri a diversi livelli, anche se possono guardare la stessa cosa, lo vedranno secondo il proprio punto di vista. […] Il Buddha vede tutte le cose come uguali, indifferenziate, ma può anche vedere le cose come gli esseri ordinari le vedono. Il Buddha spiega come le cose vengono percepite dai cinque diversi livelli.

L’occhio degli esseri senzienti ordinari
L’occhio divino
L’occhio di un Arhat
L’occhio di un bodhisattva
L’occhio del Buddha

Monkey Temple (Kathmandu, Nepal)

Il primo livello, chiamato anche “l’occhio di carne” comprende gli animali e tutti gli esseri del regno del desiderio. Questo occhio può vedere le cose materiali, ma può anche essere bloccato. Se un pezzo di carta è messo davanti ai vostri occhi, la visione è bloccata. Se la carta viene rimossa, si può vedere. Questo occhio è abbastanza limitato. Non è possibile vedere  cose troppo grandi, troppo piccole, troppo lontane, troppo vicine. L’occhio di carne è così debole che è quasi inutile.
Ci sono due tipi di occhi divini. In primo luogo, vi è l’occhio che si ottiene solo attraverso la pratica della meditazione da parte di coloro che hanno coltivato la samadhi e raggiunto il primo livello di dhyana. In secondo luogo, vi è l’occhio che è ottenuto in base ai buoni meriti accumulati.
Un essere umano normale può raggiungere l’occhio divino attraverso la meditazione e il raggiungimento del primo livello di dhyana, oppure può raggiungerlo attraverso la grazia del Buddha, dei Bodhisattva o degli esseri celesti. Un essere umano normale non può ottenere l’occhio divino attraverso i meriti accumulati. Uno che ha avuto abbastanza meriti accumulati sarebbe già nato nel regno divino, non nel regno umano.
L’occhio dell’Arhat, noto anche come “occhio di saggezza” è il terzo livello di realizzazione. Si chiama l’occhio saggezza perché l’arhat ha raggiunto la saggezza ed eliminato tutte le vessazioni. Quelli con l’occhio di carne o l’occhio divino hanno ancora vessazioni. Il sutra dice che quando un arhat osserva questo mondo, lo vede allo stesso modo in cui un essere ordinario vede un mango in mano e lo vede con assoluta chiarezza. Non può solo vedere questo mondo, ma può vedere una grande numero di mondi. Perché è la sua visione così vasta? Egli non ha più un senso di sé, quindi il gran numero di mondi è lì davanti a lui, senza gli ostacoli delle proprie percezioni ed interessi.
Il prossimo tipo di occhio, l’occhio del bodhisattva, è chiamato anche “l’occhio del dharma”. Perché questo occhio, e non quello dell’Arhat, è chiamato “occhio del dharma”? Anche se  l’Arhat si è liberato dal sé, o ego, c’è ancora un senso di discriminazione tra i regni di nascita e morte. Ma per il bodhisattva non c’è né nascita né morte, né samsara né nirvana. Egli non ha alcun attaccamento al Dharma, e, quindi, ha l’ “occhio del dharma”.
[…]
La visione del Buddha è la più grande. L’occhio del Buddha può vedere tutte le terre buddhiche nelle dieci direzioni. L’occhio del Buddha è il più perfetto. Il modo in cui il Buddha vede non ha nulla in comune con le nostre idee di vicino e lontano, grande e piccolo.

Chan Meditation Center




Laura Silvestri

Liceo linguistico. Scienze della Comunicazione. Co-fondatrice di Myo Edizioni. Per l'etichetta gestisce l'intera parte grafica e le traduzioni.

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