Le famose grotte di Mogao a 360° in Realtà Virtuale




La diffusione del Buddhismo nel mondo ha portato alla creazione di magnifiche opere d’arte. Un esempio di questo sono le grotte di Mogao, che ora la Dunhuang Research Academy offre al pubblico digitale per una visione a 360 gradi in realtà virtuale.

Conosciute anche con il nome di Grotte dei Mille Buddha, le grotte di Mogao si trovano nel nord della Cina, provincia di Gansu, vicino alla città di Dunhuang. Sono una complessa rete di grotte decorate e templi buddhisti scavati nella pietra arenaria del deserto del Gobi. Entrate a far parte del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO nel 1987, le grotte comprendono 492 templi, realizzati da monaci buddhisti fra il IV e il XIV secolo, decorati da più di 45mila metri quadrati di affreschi e circa 2mila statue. Questo luogo custodisce alcune delle migliori e più antiche opere d’arte buddhista in Cina, di valore incalcolabile per lo studio della storia del Buddhismo e il suo impatto sociale e culturale in quell’area.

Questo sito non era solo un luogo di culto e omaggio alle divinità buddhiste, ma rappresentò un punto strategico sulla Via della Seta, portando un numero incalcolabile di viaggiatori, mercanti e pellegrini buddhisti a visitarlo e ammirare le sue meraviglie, aumentando così, nel corso dei secoli, la sua popolarità.

Proprio la sua popolarità, però, è causa del suo male: la mole di turisti che visitano il posto ha raggiunto negli ultimi anni le 25mila presenze giornaliere – sia per i nuovi rapporti internazionali della Cina che grazie al progetto del presidente Xi Jinping di far risorgere la Via della Seta. Lo stesso aereoporto di Dunhuang ad inizio 2017 ha dovuto chiudere per lavori di allargamento, per riuscire a gestire il grande flusso di visitatori. Solo nel 2016 viene riportato che i turisti fra quelli nazionali cinese e quelli stranieri) ha superato gli 8 milioni. Per preservare il sito ed evitare il rischio di danni irreversibili alle grotte, nel 2014 è stato fissato un tetto massimo di 6mila biglietti giornalieri più 12mila biglietti “d’emergenza” da utilizzare in alta stagione.

Anche per questo motivo la Dunhuang Research Academy, fondata nel 1943, responsabile della conservazione e gestione delle grotte, sta portando avanti il progetto Digital Dunhuang.

Risultato di un lavoro iniziato oltre 20 anni fa, il progetto si prefigge di digitalizzare le grotte e il loro contenuto, e sul suo sito web (lanciato nel 2006 nella sola versione cinese e da qualche mese dispobile anche in inglese) al momento è possibile visitare, grazie alla tecnologia della Realtà Virtuale, 30 grotte originarie della dinastia Wei del Nord (386–535). Molto altro sarà disponibile, dato che sono stati già digitalizzati gli affreschi di 150 grotte – con un “peso” di oltre 300TB! – dando così modo agli utenti di visitare anche grotte normalmente chiuse al pubblico (ricordiamo che solo 40 delle 500 grotte sono aperte al pubblico

Il sito è a misura di utente: è possibile scegliere la lingua in cui sono scritte le didascalie (Inglese o Cinese), quale grotta visitare e all’interno di esse è possibile girare a piacimento e osservare gli affreschi e le statue più nel dettaglio che di persona, grazie allo zoom. All’interno della pagina dedicata a ciascuna grotta, inoltre, è presente la sua storia e la descrizione dellárea in generale e di tutte le sue parti nello specifico, oltre alla data di realizzazione da parte della Dunhuang Academy.

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Quello on-line non è l’unico modo in cui è possibile visitare le grotte. A Shenzhen, città nel sud della Cina, provincia di Guangdong, è stata infatti recentemente aperta una mostra, intitolata Mysterious Dunhuang, che raccoglie le meraviglie contenute in sette delle grotte di Dunhuang ricostruite digitalmente a grandezza reale. Le pareti dell’area dedicata alla mostra (equivalente a circa dieci campi da basket) sono state ricoperte da schermi curvi, sui quali sono proiettati video che mostrano gli affreschi, accompagnate da immagini animate di apsara (esseri celesti nella mitologia buddhista e induista) e altri video introduttivi. L’uso dell’hi-tech nella mostra comprende anche animazioni che rappresentano le storie narrate negli affreschi e un set di emoji da poter usare sui social. In questo modo si cerca di attirare anche un pubblico più giovane, normalmente meno interessato a mostre di questo tipo. Si pensa di utilizzare i soggetti presenti negli affreschi per la realizzazione futura di giochi. La mostra sarà aperta fino al 30 marzo.

Una replica della grotta 285 all’esibizione di Shenzhen – Copyright chinadailyasia.com

C’è un’altra iniziativa che coinvolge la realtà virtuale e le grotte di Mogao. Il produttore e regista Zhao Qi ha realizzato infatti un tour virtuale di poco più di dieci minuti della grotta 285, presentato al International Documentary Film Festival Amsterdam a novembre del 2017.

Normalmente questa grotta è chiusa al pubblico (e anche se vi fosse permesso di entrare, l’ambiente è scuro perché la luce può danneggiare i colori degli affreschi). Grazie alla realtà virtuale invece si può vedere chiaramente all’interno della grotta e attivando un sensore, l’utente può anche rendere gli affreschi in 3D, avendo l’impressione di entrare allínterno dei disegni sui muri.

Per la realizzazione ci sono voluti oltre 6 mesi e un investimento di diversi milioni di yen.

Courtesy of Zhao Qi
Il team di Zhao Qi durante i test della realtà virtuale. Courtesy of Zhao Qi

Fonti: Buddhist Door | Sixth tone

 




Laura Silvestri

Liceo linguistico. Scienze della Comunicazione. Co-fondatrice di Myo Edizioni. Per l'etichetta gestisce l'intera parte grafica e le traduzioni.

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