Abhiseka




 

Si legge nel Sutra del Dharani della Grande Compassione:

Questi Bodhisattva-Mahasattva erano tutti Prìncipi del Dharma che avevano ricevuto i pieni poteri attraverso il rito Abhiseka.

Che poteri hanno ricevuto gli astanti alla spiegazione di uno degli insegnamenti del Buddha Shakyamuni? Cos’è il rito Abhiseka?


Questo termine sanscrito, che significa “aspersione”, nelle correnti di Buddhismo più cariche di esoterismo sta ad indicare un rito di iniziazione o di purificazione durante il quale il candidato viene spruzzato con dell’acqua (o altro liquido) come simbolo di un cambio di status.

Copertina album "Jusan Butsu" dedicato alla recitazione dei nomi dei 13 Buddha
Copertina album “Jusan Butsu” dedicato alla recitazione dei nomi dei 13 Buddha

In origine, nell’antica India questa era una parte integrante del rito di consacrazione reale. L’acqua dei quattro mari era versata da giare d’oro sul capo del monarca seduto durante la cerimonia della sua ascesa al potere e pare anche durante l’investitura del suo erede. Nel buddhismo Tantrico, o esoterico, il rito dell’abhiseka era un preludio necessario all’iniziazione di un insegnamento o rito mistico.

Insieme agli altri riti di ordinazione, allo studio preparatorio e all’addestramento nello yoga, il neofita tantrico riceve l’abhisheka (sanscrito: “aspersione” d’acqua). Questa iniziazione prende varie forme, ognuna delle quali ha la sua corrispondente vidya (sanscrito: “saggezza”), i suoi rituali e le sue formule esoteriche, ed è associata ad uno dei cinque Buddha celesti o Dhyani-Buddha. L’iniziato medita sul vajra (sanscrito: “fulmine”) come simbolo del Buddha Vajrasattva (l’Essere Adamantino), sulla campana come simbolo del vuoto e sul mudra (gesto rituale) come “sigillo”. L’intento della cerimonia di iniziazione è di produrre un’esperienza che anticipa il momento della morte. Il candidato emerge rinato come un nuovo essere, uno stato contrassegnato dalla ricezione di un nuovo nome.
I monaci buddisti giapponesi della tradizione Shingon  vengono iniziati dopo aver superato i 50 anni di età. Allora vengono battezzati (tramite rito abhisheka) con l’aspersione di acqua da cinque kundika sulle loro teste e ricevono alcuni oggetti, vale a dire tre indumenti rossi o gialli, una cintura, una ciotola per elemosina (patra), un filtro o brocca (kundika), una ciotola per le elemosina (khakkara), un ago, uno stuzzicadenti e un ventaglio. Oltre a questi oggetti, i monaci buddhisti shingon ricevono anche un vajra (“fulmine”), una ruota (chakra) e una conchiglia (sankha).

Enciclopedia Britannica


Nell’ambito indu, il termine abhiseka indica una cerimonia religiosa nella quale l’aspersione, con acqua, latte o altre sostanze, avviene anche giornalmente su rappresentazioni di divinità o immagini sacre.

Wikipedia


Secodo la tradizione tantrica, una persona dovrebbe avvicinare un Guru appropriato per poter ricevere l’Abhiseka (iniziazione) all’esoterismo tantrico dopo essersi legato ad una Prajna (donna) appropriata. l’abhieska è un antico rituale che si trova gia all’inizio del Buddhismo nel concetto di Pabbajja (voto di rinuncia). […] Il rito e i rituali Abhiseka si trovano in tutte le correnti buddhiste. Tuttavia, nel Buddhismo Tantrico [i cui lineamenti sono intrisi di esoterismo] l’Abhiseka è obbligatorio. Si dice che uno Yogini che vuol raggiungere lo stadio di Yogi senza una iniziazione appropriata sia come lanciare un colpo al cielo con i pugni e bere l’acqua di un miraggio.

[…]

Secondo lo Sri Cakra-Sambhara-Cakra ci sono sei tipi di Abhiseka, cioè l’Abhiseka con Udaka (acqua), Mukuta (corona), Vajra (indistruttibile), Ghanta (campana), Nama (nome) e Acaraya (precettore). Questi sei Abhiseka rappresentano  la natura di sei Tathagatha:

L’iniziazione con Udaka (acqua) è la natura della conoscenza ideale; rappresenta Aksobhaya.
L’iniziazione con Mukuta (corona) rappresenta la conoscenza equalizzante (Samatajnana); rappresenta Ratnasambhava.
L’iniziazione con Vajra si riferisce alla conoscenza discriminativa; rappresenta Amitabha.
L’iniziazione con Ghanta connota l’esecuzione dei doveri; rappresenta Amoghsiddhi.
L’iniziazione con Nama rappresenta la conoscenza del puro Dharma Dhatu; rappresenta Vairocana.
E l’ultimo tipo di Kalasabhiseka di Acaraya rappresenta la pura conoscenza (Vajrajnana).
Questi Abhiseka sono seguiti dal Guhyabhiseka, cioè l’iniziazione al segreto dell’esoterismo tantrico.

Buddhist Tantra: A Philosophical Reflection and Religious Investigation di Lalan Prasad Singh

Maggiori info: WisdomLib

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Rito di consacrazione, principalmente [svolto tramite] unzione, aspersione o immersione, solitamente con acqua, accompagnato dalla recitazione di mantra. I rituali Srauta menzionati in molte scritture bramaniche e in tutti e quattro Veda, considerano il rito Abhiseka come parte del Rajasuya (consacrazione reale). Nell’Aitareya-brahmana (8.5) il princiaple soggetto è l’Abhiseka. L’Abhiseka religioso è la più antica pratica al mondo per purificare o santificare una persona o un oggetto. In molte nazioni del mondo, l’unzione o l’aspersione veniva fatta con il sangue, simbolo di valore. Secondo il Satapatha-brahmana (5.4.2.2), l’Abhiseka serviva a risvegliare lustro e potere nella persona sul quale veniva svolto. Come nel Aitareya-brahmana, questo rito religioso era svolto per  acquisire gloria imperiale. Nel Mahabharata, l’abhiseka di Yudhishira fu fatto due volte: la prima nel Sabha-parva dopo il Digvijaya (conquista) in presenza dei re sconfitti come parte del Rajasuya e la seconda volta dopo la Guerra Mahabharata. L’abhiseka di Asoka il Grande fu fatto quattro anni dopo la sua ascesa al trono, mentre quello di Harsa Siladitya fu fatto molto tempo dopo la sua ascensione. Generalmente la cerimonia di unzione veniva fatta agli imperatori. Riferimenti di questo si troano nel Brhatkatha, nel Ksemendra (17), nel Somadeva (15.110) e nell’Epigraphica Indica (1.4.5.6). Ci son meno riferimenti a Raja ordinari sui quali veniva solta l’unzione, ma se il Raja era indipendente, allora l’abhiseka veniva solto.

Il Mahabharata (Santi-parva) afferma che l’abhiseka era necessario per un Raja di qualsiasi paese. Ci sono anche riferimenti all’abhiseka di Yuvaraja (principi ereditari), per esempio c’è una descrizione grafica dell’abhiseka del principe ereditario Rama, nel Ramayana, così come di Rama al suo ritorno da Lanka. Gli abhiseka venivano svolti anche per comandanti in capo come Drona.

Il re Parikshit a caccia, Folio dal Ramayana (Avventure di Rama) | India, Rajasthan, Mewar, circa 1700 | From the Nasli and Alice Heeramaneck Collection, Museum Associates Purchase
Il re Parikshit a caccia, Folio dal Ramayana (Avventure di Rama) | India, Rajasthan, Mewar, circa 1700 | From the Nasli and Alice Heeramaneck Collection, Museum Associates Purchase

Nel Supplemento Atharvaveda (4), nel Brhatsmhita di Varahamihira (48) e nel Kalika-purana (89), si menziona il fatto che il rituale abhiseka sovesse essere tenuto nel mese di Pausa, quando c’era la congiunzione fra la Luna e il Pusya Nakastra. L’Abhiseka era tenuto da ministri, membri della famiglia reale o preti. Venivano consacrati idoli nel momento della loro installazione ed erano unti con miele, acqua (provenienti da diverse fonti), sterco di mucca, etc.  L’Agni-purana considera ogni bagno religioso come abhiseka. La purificazione tramite immersione, specialmente in fiumi sacri o vasche è una praica ancora popolarmente svolta.

L’abhiseka era seguito da una serie di riti accessori, svolti nel corso di un anno. Secondo ilaitareya-brahmana (1.14) lo scopo era definire o confermare lo statusdivino di un re, sebbene secondo Gonda (Change and Continuity in Indian Religion, p. 454), questo veniva fatto per assicurare la continuità della vita o addirittura l’immortalità. L’abhiseka era una parte importante del Rajasuya, o consacrazione reale, e del asvameda (sacrifico di cavalli) attraverso il quale era confermato lo status imperiale. Sebbene si supponesse che il re fosse stabilito dagli dèi, egli rappresentava le caste secolari della comunità, come per esempio gli ksatriya e i vaisya. Anche la classe dei preti, che comprendeva i brahmini, si considerava eletta dalle divinità. Perciò la stabilità e il benessere della comunità dipendevano dalla buona volontà di preti e re. In questo rapporto, il dovere dei preti era quello di assicurare che gli dèi continuassero a fecondare la terra,; quello del re era quello di assicurare la sua initerrotta fertilità (Allegro, J.M.: The Sacred Mushroom and the Cross, p. 58)

Gli ingredienti usati nell’abhiseka sono descritti nel Ramayana, nel Mahabharata, nell’Agni-purana e nel Manasara. Un giorno prima dell’abhiseka, il re veniva purificato attraverso [ua cerimonia, il cui momento capitale era] un bagno. Il Satapatha-brahmana (5.3.3) descrive anche l’intera cerimonia abhiseka. Questa inizia con la preparazione delle offerte, delle torte fatte con diversi cereali, e quindi il re viene unto con qcqua o olio benedetti. Quindi nella cerimonia rajasuya, un re era unto con olio e acqua, così come succedeva al suo erede una volta raggiunta la maggiore età. I liquidi usati per l’aspersione dei regnanti si diceva fossero di 18 tipi diversi, vale a dire, 1) acqua dal corso di un fiume, 2) da una fonte, 3) da una pozza, 4) da un gorgo, 5) acqua in controcorrente, per esempio acqua schizzata controcorrente dal vento, 6) acqua che scorre verso valle, 7) acqua ricavata dalla grandine, 8) acqua raccolta durante il giorno, 9) acqua di mare, 10) acqua in movimento, 11) acqua non usata durante la nascita di vitello, 12) latte, 13) latte cagliato, 14) ghi (burro chiarificato), 15) urina di mucca, 16) sperma di toro, 17) miele, 18)  acqua colorata di rosso, forse un avanzo di sangue. Il re quindi indossava un indumento intimo (tarpya), il simbolo del cavalierato interiore (ksatra). Poi indossava un mantello di lana non tinta, il segno esteriore del cavlierato. Sopra questo veniva posto un altro mantello, che rappresentava la fonte del cavalierato. Infine, veniva messo intorno alla testa del re una fascia di lino o materiale simile, le cui estremità erano inserite nella parte frontale del mantello. Questo simboleggiava l'”ombelico” o il punto centrale della sovranità. Tutte queste cerimonie e altre indicavano la rinascita del re appena consacrato (Sa. Bra. 5.3.5. 23-24).

Nel momento dell’abhiseka venivano scelti anche i ministri; 2) si teneva una selezione di ratna (gemme): una regina, un elefante, un cavallo bianco, un toro bianco, uno o due ombrelli reali, una camara bianca (ragazza emancipata); 3) un trono fatto d’oro e coperto con una pelle di tigre; 4) una o più brocche d’oro riempite di vari tipi d’acqua, miele, latte, ghi, udumbaramula e altri vari articoli. Al momento del bagno principale, i re era solito sedere su una piattaforma accompagnato dalla regina. Non erano solo i preti a ungerlo, ma anche i ministri, i parenti e i cittadini. Il rito finale era costituito da una preghiera al dio Indra, dato che il re era paragonato a Indra, il signore degli dèi. Dopo la cerimonia, doni e regali venivano donati ai Bramini, ai preti e altri.Secondo l’Agni-purana e il Manasara, l’atto finale di questa cerimonia era costituito da un giro del re per la città. L’Agni-purana menziona che i prigionieri erano rilasciati in questa occasione, così come in altre liete occasioni. Anche le pene di morte erano messe da parte. Anche gli animali da soma erano rilasciati, permettendo alle mucche di dare il loro latte ai propri vitelli, e venivano liberati dalle gabbie anche gli animali da compagnia come pappagalli, maina e uccelli simili.

Anche nel Buddhismo, come come nella religione Induista, esiste la cerimonia abhiseka in determinati momenti, per esempio quando si pronuncia il voto di rinuncia, durante un’iniziazione (diksa), quando il noviziato è ammesso in un ordine dal proprio precettore.

Encyclopaedia of the Hindu World, Volume 1 di Ganga Ram Garg




Laura Silvestri

Liceo linguistico. Scienze della Comunicazione. Co-fondatrice di Myo Edizioni. Per l'etichetta gestisce l'intera parte grafica e le traduzioni.

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