Traduttore buddhista vince a poker e dona i soldi in beneficenza

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Il buddhismo e la meditazione aiutano a dare stabilità alla mente e le sue potenzialità sono ormai sfruttate in disparati ambiti della vita degli esseri umani. Uno di questi è il gioco del poker.

Uno dei punti dell’Ottuplice Sentiero è il sostenersi con Retti Mezzi di Sostentamento:

I Retti Mezzi di Sostentamento consistono nell’evitare determinate attività come il commercio delle armi, la prostituzione, la macellazione degli animali. Più in generale questo fattore riguarda il modo in cui condividiamo la vita gli uni con gli altri. (Il Nobile Ottuplice Sentiero del Buddha del venerabile Ajahn Sucitto)

Certamente il poker può diventare una dipendenza, ma con il giusto stato mentale lo si può affrontare in modo più distaccato. Un paio di esempi  dell’applicazione di questo precetto al poker possono essere Scott Wellenbach e Andy ‘the Monk’ Black.

Scott Wellenbach, canadese di Halifax, 66 anni, è un traduttore di testi buddhisti dal tibetano e dal sanscrito presso il Comitato Nalanda Translation. È anche appassionato di poker e un giocatore amatoriale piuttosto buono, a vedere dai risultati.

Ad inizio agosto 2017 ha partecipato alla sei giorni del PokerStars Championship Tournament, a Barcellona, Spagna, classificandosi al 17° posto su 1700 partecipanti e vincendo la somma di 92.000$ (con un investimento iniziale di soli 50$). Soldi che ha deciso di donare – proprio come tutte le altre vincite – in beneficenza.

www.nalandatranslation.org

“Ho un lavoro e sto bene finanziariamente. Non ho un reale bisogno di quei soldi: ho un posto dove vivere e riuscirò a sfamarmi anche senza quei soldi.” ha affermato, per spiegare il suo gesto. Ma, ci tiene a dirlo, non l’ha fatto per la sua religione: da sempre non gli piace prendere soldi da persone che potrebbero essere in crisi.

“Una significativa quantità di soldi vinti al gioco sono presi da persone che sono troppo dipendenti, troppo ubriache, troppo impreparate o masochiste per giocare bene. Tutti abbiamo queste caratteristiche dentro di noi. Sento che c’è una tensione nel vincere soldi in queste circostanze e penso di razionalizzare la mia dipendenza donando i soldi, dicendomi, ‘Beh, almeno ne faccio delle belle cose’.”

In genere dona i soldi ad organizzazioni molto tradizionali, come Oxfam o Medici Senza Frontiere. O anche ai monasteri di monache in Nepal e Tibet: “Come in tutte le religioni, anche il Buddhismo ha problemi con i pregiudizi sessuali e penso che sia molto importante dare un supporto all’eduzione di giovani monache o donne.” afferma.




Per gli appassionati di poker, Scott Wellenbach non è però il primo buddhista a salire alla ribalta. Una storia ben diversa è quella di Andy ‘the Monk’ Black.

Negli anni ’90 il poker non era visto come lo è oggi: niente fenomeno di massa, niente gioco on-line, né grandi tornei in tv. Al tempo le vite dei giocatori di poker erano piuttosto turbolente e loro erano visti come loschi figuri poco raccomandabili e pieni di eccessi.

Nel 1997 Andy Black si trova al tavolo del prestigioso Main Event WSOP a Las Vegas insieme a Stu Ungar, una leggenda. Andy subisce la presenza di Ungar e chiude al 14° posto. La sconfitta è così scottante che gli fa rendere conto della vita miserabile che sta conducendo: giocava solo a poker, beveva e si drogava. Decide di abbandonare per sempre Las Vegas, il poker e quel tipo di vita.

La loro sofferenza è talmente grande che anche a coloro che avevano smarrito la mente, nel momento più buio, causa un’improvvisa presa di coscienza che li porta a comprendere.
(Sutra del Loto, cap. 16)

Tramite la fidanzata che faceva yoga, incontra la meditazione e in seguito anche il buddhismo. “Ci sono grandi verità in ogni singola religione, ma il buddhismo ti dà la prospettiva più ampia. Ti fornisce gli strumenti da utilizzare, ma non ti dà risposte dirette.” dice riguardo al suo rapporto con la religione orientale. L’aiuto che ne trae è talmente grande che decide di ritirarsi in un monastero buddhista. Ci è rimasto per i seguenti cinque anni, meditando ogni giorno a imparando a riconoscere le proprie tendenze.

Fino a che, nel 2015, si sente pronto a tornare al tavolo da gioco: non più come un giocatore talentuoso e pieno di vizi, ma da uomo equilibrato, un professionista costantemente lucido, imponendosi come uno dei torneisti più forti in circolazione. A fine 2005 è tornato al Main Event, chiudendo in 5° posizione e guadagnando 1.750.000$. Si è ripreso la sua rivincita.

Oggi Andy Black ha un figlio di un anno ed è ritornato in Irlanda dove gioca a cash game nelle poker room locali.

Fonti: CBC News | AssoPoker | AssoPoker




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