The Light of Asia – La vita di Siddharta Gautama




Ma la fede non serve a dimenticare come la storia del principe indiano fu soprattutto la storia di un uomo: una biografia avventurosa e poetica che, con umiltà e ammirazione, Edwin Arnold ricostruisce sulla base della sua profonda conoscenza dei testi orientali e di una realtà che, con il trascorrere dei secoli, non ha fatto che continuare a svelare l’attualità del pensiero del Buddha insieme al grande fascino di un personaggio senza tempo. Ma la fede non serve a dimenticare come la storia del principe indiano fu soprattutto la storia di un uomo: una biografia avventurosa e poetica che, con umiltà e ammirazione, Edwin Arnold ricostruisce sulla base della sua profonda conoscenza dei testi orientali e di una realtà che, con il trascorrere dei secoli, non ha fatto che continuare a svelare l’attualità del pensiero del Buddha insieme al grande fascino di un personaggio senza tempo. (presentazione di “Buddha. La luce dell’Asia” di Edwin Arnold, Amazon]

Il film è di Niranjan Pal, mostrato, come dice nei titoli di testa, come venne proiettato al Comando Reale al castello di Windsor, il 27 aprile 1927.




“Questo film è stato prodotto interamente in India senza il supporto di set, luci artificiali, costruzioni finte o trucco.
Sua Altezza, il Maharajah di Jaipur ha investito risorse dello stato per la realizzazione di questo film.”

Basato sul libro The Light of Asia (1879) di Edwin Arnold [“Buddha. La luce dell’Asia”, Amazon], il film narra la vita del principe Siddharta Gautama, che dopo aver raggiunto l’illuminazione divenne il Buddha. Il film è una co-produzione indo-europea, con tecnici tedeschi e cast indiano.  [Wikipedia]

Trama: Questo adattamento della storia epic orientalista di Arnold del 1861 si apre con un documentario girato da turisti a Bombay, mentre guardano degli artisti di strada. Ad un tratto, un anziano con la barba bianca seduto sotto un albero della bodhi racconta ai turisti la storia di Gautama (Rai), figlio del principe Suddodhana (Ukil) e della Regina Maya (Bala), il quale lasciò la sua consorte Gopa (Seeta) per diventare un maestro itinerante accreditato come il fondatore del Buddhismo. [IMBD]

Cast: Himansu Rai (Principe Siddhartha Gautama), Seeta Devi (Gopa), Sarada Ukil (Re Suddhodhana), Rani Bala (Regina Maya) Produttore Himansu Rai

Himansu Rai et Seeta Devi dans une scène de Prem Sanyas (1925) Wikipedia Commons

Questo fu il primo film indiano ad essere stato prodotto a livello internazionale.
L’inspirazione per questo film venne a Rai durante mentre partecipava ad un festival teatrale in Germania. Ogni dieci anni, i esidenti del villaggio bavarese di Oberammergau mettevano i nscena uno spettacolo di sei ore dedicato alla vita di Cristo. Rai pensò di creare una controparte indiana. Allo stesso festival incontrò Franz Osten e suo fratello, il produttore Peter Ostermayr (che si era cambiato cognome per evitare confusioni).
Durante la registrazione del film, la temperatura raggiunse picchi di 55 ? e diversi membri dello staff (compreso Osten) collassaro per il caldo. Osten e i suoi tecnici tedeschi impiegarono cinque mesi per girare il film, in una delle più belle location dell’India. In una scena, vennero impiegati 30 elefanti decorati con oro e gioielli che appartenevano al Maharajah di Jaipur.
In una delle scene, c’ era bisogno di un uomo che moriva. Osten, ricorda nel suo diario:

I preti e i mendicanti erano interpretati da persone che  occupavano realmente quelle posizioni nella loro vita reale. Il giorno seguente avevo bisogno di un uomo che muore. Ho spiegato questo al mio assistente e lui mi rispose che aveva qualcuno che poteva andare bene. […] Un uomo alzò una lanterna e illuminò un uomo che respirava con grande difficoltà. Inorridito, sono indietreggiato e gli ho detto che non potevo usarlo per il mio film, ma l’uomo mi disse attraverso un interprete che sarebbe certamente morto il giorno seguente durante le riprese e che il film sarebbe stato molto aderente alla realtà. Poi, l’ interprete disse “È una di quelle persone felici che lasciano questo mondo così semplicemente.” L’uomo morì due giorni dopo aver registrato la scena.

A causa di incendi nei due più grandi magazzini di film a Calcutta negli anni ‘ 40, solo il 2 per cento di quasi 1300 film girati in India fra il 1913 e il 1934 è sopravvissuto. Restaurato dal National Film Archive of India, Prem Sanyas rimane un raro e splendente esempio della tradizione del film muto indiano. [Estratto dal saggio di Barry Corgill]

Source Deutsches Filminstitut, Frankfurt am Main




Laura Silvestri

Liceo linguistico. Scienze della Comunicazione. Co-fondatrice di Myo Edizioni. Per l'etichetta gestisce l'intera parte grafica e le traduzioni.

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