Tecnologia e musica: come le app aiutano il nostro benessere

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La cura per il benessere psicofisico delle persone è sempre più in voga nelle società di oggi e in questo filone si stanno inserendo molte start-up. Di seguito un approfondimento su alcune delle start-up più all’avanguardia che utilizzano il suono per curare malattie e fornire un’automedicazione.

Il medico è qui (nella tua tasca):
come le app stanno sfruttando il potere
di guarigione della musica

Una nuova generazione di start-up unisce scienza e suono per aiutare le persone ad automedicarsi con la musica su una scala senza precedenti.

Di Marisa Aveling

Articolo originale:
The Doctor Is In (Your Pocket): How Apps Are Harnessing Music’s Healing Powers
Pubblicato il 14.11.2016
Illustratione di copertina:  Noa Snir

Traduzione di Laura Silvestri

Prima che accadesse, sembrava solo un giorno come un altro. Come al solito, Sean si diresse in palestra. Durante il suo allenamento, però, il ventiduenne si tirò su da un piegamento e sentì quello che gli sembrò un flusso d’acqua nella sua testa. Mentre il sangue cominciava a filtrare nel suo cervello, Sean traballò verso la panchina e lottò per tenersi in piedi. Fu ricoverato d’urgenza in chirurgia e trascorse 36 ore in coma prima di svegliarsi, scoprendo che, in seguito al suo ictus, non riusciva più a muovere la parte sinistra del suo corpo.

Dopo un paio di strazianti settimane, la scorsa primavera Sean ha cominciato lentamente a riacquistare la mobilità e ha iniziato le sessioni con Brian Harris, un innovativo musicoterapeuta al Spaulding Rehabilitation Hospital di Boston. Il loro più grande obiettivo era che Sean tornasse a camminare. La coppia camminò su e giù per i corridoi dell’ospedale, Sean andando avanti e insegnando di nuovo al suo corpo quella che un tempo era stata la sua natura. Harris camminava all’indietro di fronte a lui, suonando la chitarra per aiutare le gambe di Sean a trovare il proprio ritmo.

Sean progredì rapidamente, e sotto la spinta di Harris alla fine ha tolto il tutore alla gamba, ha messo da parte il suo goffo bastone e ha fatto i primi passi non assistiti. “È stato così incredibile per me”, dice Sean sul fatto di incorporare la musica nella terapia di riabilitazione. Sei mesi dopo quel fatidico giorno in palestra, Sean è in grado di muoversi abbastanza liberamente, come faceva prima. “(La musica) è stata fantastica nel riportarmi a camminare.”

Il ritmo e la melodia sono stati parte di pratiche rituali di guarigione fin dai tempi antichi Condividi il Tweet

Sebbene sempre nuove scoperte provenienti dai laboratori ci aiutano a conoscere meglio gli effetti della musica sulla salute, il concetto in sé non è nuovo. Il ritmo e la melodia sono stati parte di pratiche rituali di guarigione fin dai tempi antichi – nel suo libro De Anima, Aristotele suggeriva che la musica del flauto potesse purificare l’anima. La musicoterapia in quanto professione clinica organizzata è stata concepita in modo più completo dopo la Seconda Guerra Mondiale, in risposta alla domanda per il trattamento dei veterani di ritorno dalla guerra. Successive ricerche hanno dimostrato che la maggior parte di noi intuitivamente regola il proprio stato d’animo con la musica, ascoltando una playlist che ci sprona a correre più veloce o mettendo in riproduzione brani che aiutano a rilassarsi prima di dormire.

Con il progredire del settore, un certo numero di aziende tecnologiche sta iniziando a farsi strada nello spazio dove musica e medicina si incontrano. I loro approcci sono diversi quanto i molti modi in cui la musica può essere applicata nel campo della salute e del benessere, ma il loro scopo più alto è in gran parte uguale: coniugare scienza e tecnologia per permettere alle persone di auto-medicarsi con la musica su una scala senza precedenti.




Il terapeuta di Sean, Brian Harris, fa parte di questa avanguardia. Lo scorso agosto, ha co-fondato MedRhythms una startup di Boston specializzata in musicoterapia neurologica (NMT), un nuovo campo che è emerso ufficialmente nel 1999. La pratica è incentrata sullo sviluppo di trattamenti basati sulla ricerca degli effetti che la musica ha su parti non musicali del cervello, come il linguaggio, la cognizione, la memoria, o il movimento.

La dedizione di Harris a questo settore è stata acquisita da studente presso l’Università del Maine, assistendo l’unico musicoterapeuta privato nello stato in quel momento. La sua prima sessione fu con un ragazzo in tarda adolescenza evolutivamente ritardato, che si comportava come un bambino. Harris dice che a soli 10 minuti dall’inizio della musicoterapia, tutti furono testimoni di livelli di comportamento più elevati rispetto a quelli che i quotidiani accompagnatori del paziente avessero mai visto.

“In quel momento ho capito che la mia vocazione nella vita era quella di fare questo lavoro”, ricorda Harris. “Non era una risposta magica – siamo riusciti a capire il motivo per cui questo ragazzo stava avendo questa risposta e fummo in grado di sfruttare quel potere e replicarlo in molte persone.”

Non c'è altro stimolo sulla terra che fornisca un'attivazione del nostro cervello come la musica Condividi il Tweet

La NMT come è praticata oggi si basa su due principi fondamentali. Il primo è la capacità della musica di stimolare una serie di differenti parti del cervello. “Non c’è altro stimolo sulla terra che fornisca un’attivazione così globale del nostro cervello come la musica”, dice Harris. Il secondo principio è che la musica aiuta con la neuroplasticità, cioè il modo in cui il nostro cervello crea costantemente nuove connessioni e rafforza vecchie connessioni nel corso della nostra vita. Harris dice che la ricerca ha anche dimostrato che la musica aiuta il cervello a guarire autonomamente attraverso la creazione di queste nuove connessioni.

Al momento, MedRhythms fornisce servizi NMT sia a domicilio che a pazienti interni ed esterni allo Spaulding Rehabilitation Hospital, dove è stato trattato Sean. Il team di terapisti della società lavora con persone in riabilitazione da lesioni cerebrali provocate da malattie come il Parkinson, il morbo di Huntington, e ictus. Una serie di video presenti sul sito di MedRhythms mostrano storie con quelli che sembrano essere importanti risultati – un uomo che non poteva parlare riscopre la sua voce; dopo una sola seduta, un altro paziente che riusciva a fare solo qualche innaturale passo con l’aiuto di un bastone si fa un giro senza.

Con un sistema per il trattamento di pazienti uno-a-uno, Harris si sta ora concentrando sull’utilizzo della tecnologia per far progredire questo trattamento oltre quanto al momento umanamente possibile. L’obiettivo è quello di dare alle persone accesso ad una terapia altamente specializzata praticamente ovunque, utilizzando una piattaforma facile da usare quanto un’app di tutti i giorni. “Stiamo costruendo prodotti software e hardware in grado di fare ciò che i nostri terapeuti fanno e pensare come loro pensano, ma senza la necessità di un terapeuta.” dice.

L’obiettivo è quello di creare un’intera piattaforma di medicina digitale, ma per iniziare il primo prototipo di MedRhythms prevede una riabilitazione sulla deambulazione simile alla terapia che Harris ha condotto con Sean, aiutando le persone a imparare di nuovo a camminare. Accompagnato da un piccolo tablet personalizzato che MedRhythms invierà, i pazienti indosseranno sensori pronti all’uso che invieranno i dati sul loro modo di camminare alla piattaforma, che sarà poi in grado di interpretarli. Sarà esaminata, ad esempio, la velocità con cui il paziente si muove e cambierà la velocità della musica in tempo reale sulla base di ciò di cui la persona ha esattamente bisogno per aiutarla a migliorare. Secondo Harris, il prodotto sarà pronta per l’approvazione della FDA (“Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali” americana) e la sperimentazione clinica nei prossimi mesi.

La capacità di ridimensionare un trattamento come questo, mantenendolo relativamente a buon mercato promette bene in un sistema in cui le spese richieste sono molto più alte di quanto possano permettersi le tasche dell’americano medio. “Quello che stiamo scoprendo è che il 30 per cento delle persone che hanno avuto un ictus hanno ancora dei deficit dopo che i benefit della loro assicurazione sono esauriti.”, dice Harris. “Stiamo davvero dando alle persone la possibilità di essere in grado di continuare la loro riabilitazione ad un basso costo.”

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