Stoicismo e Buddhismo




Negli ultimi anni, accanto alla grande diffusione del movimento Mindfulness e del Buddhismo, anche lo Stoicismo ha visto una nuova rinascita, evidenziata dalla pubblicazione di bestseller dedicati a questa filosofia, la nascita di una comunità online di persone che si addestrano nello studio e negli esercizi stoici di auto-miglioramento e il lancio della Settimana Stoica, una settimana di conferenze indetta a livello internazione che è arrivata a raccogliere fino a 7.000 partecipanti all’anno.

Possono il movimento Mindfulness e questo rinascimento dello Stoicismo avere un’origina comune? Può essere, dato che le basi del Buddhismo e dello Stoicismo sono molto simili. Inoltre, con la parole del prof. Massimo Pigliucci, autore del libro “How to be a Stoic”,

Credo lo Stoicismo sia particolarmente attraente per persone che sono rimaste deluse dalla vacuità di molta letteratura self-help, ma anche da gente che magari sarebbe interessata, che so, a una pratica Buddista, ma la trova troppo aliena da un punto di vista culturale, o troppo orientata al misticismo. [La Voce di New York]

I due movimenti sono connessi dai mezzi non-dogmatici e basati sulla ragione scelti per coltivare l’elasticità mentale, superare la sofferenza e coltivare una vita al servizio degli altri: entrambi questi sistemi di pensiero possono essere quindi usati per migliorare la propria vita e renderci persone più sagge e calme.

Il Buddhismo è una religione che ha preso avvio intorno al 500 a.C. da Siddharta Gautama, un principe che il padre ha tenuto chiuso nel palazzo reale e che, quando ne uscì, rimase scioccato dalla sofferenza presente nel mondo. Abbandonati gli agi principeschi, si dedicò alla meditazione e raggiunse la consapevolezza che tutta la sofferenza nasce dal desiderio.

Il primo stoico fu Zenone di Cizio (334-262 a.C.). Molta della letteratura stoica prodotta in seguito andò persa, ma sopravvissero gli scritti di Seneca (4-65 d.C.) e dell’Imperatore Romano Marco Aurelio (121-180 d.C.). Il fulcro della pratica stoica fu sintetizzata da Epitteto nel riconoscere che “alcune cose dipendono da noi, altre no”. Al primo gruppo appartengono le nostre opinioni, desideri e avversioni; al secondo gruppo appartiene tutto il resto: il comportamento delle altre persone, la nostra salute e durata della vita, la nostra reputazione e ricchezza.




Gli stoici consigliavano quindi di coltivare un certo equilibrio nei confronti di questi fattori “esterni” e lo stesso Epitteto sosteneva di arrendersi al corso della natura. In questo si vede un collegamento con il Buddhismo, come si legge, tra gli altri, nel Lokavipatti Sutta – Le debolezze del Mondo (Canone Pali, AN 8.6)

Guadagno/perdita,
prestigio/disonore,
censura/encomio,
piacere/dolore:
queste condizioni fra esseri umani
sono impermanenti,
instabili,
soggette a cambiare.
Sapendo questo, la persona saggia, attenta,
pondera queste condizioni incostanti.
Cose desiderabili non incantano la mente,
cose indesiderabili non portano resistenza.

Lo stesso si può leggere in Marco Aurelio, ne A se stesso IX, 28, dove utilizza l’immagine del moto delle onde del mare:

“Ben presto la terra nasconderà noi tutti, poi anche la terra si trasformerà, e gli elementi di cui è composta, anch’essi si trasformeranno, e ancora poi all’infinito. L’uomo che nell’anima sua considera questo moto alterno di onde, queste trasformazioni, questi cambiamenti, questa rapidità; oh! costui avrà disprezzo enorme d’ogni mortal cosa”.

Allo stesso modo del Buddhismo, l’etica stoica ha come obiettivo il liberarsi dalla passione, perché è a causa della passione che le persone giudicano gli eventi che accadono loro come buoni o cattivi. Per questo, proprio come il Buddhismo, lo Stoicismo si è guadagnato la reputazione di coltivare una vita di emozioni represse. L’obiettivo stoico apatheia tuttavia non significa indifferenza, ma “liberazione dalle emozioni che affliggono”; pratica che porta alla eupatheia, una vita emozionale più salutare.

Questo stato si può raggiungere attraverso la ragione dicevano gli Stoici, ciò che nel Buddhismo è il seguire l’Ottuplice Sentiero, ma mentre per lo Stoicismo la felicità arriva dalla gioia nello sviluppo del perscorso stesso, per il Buddhismo classico è il percorso che guida alla felicità trascendente – il nirvana, uno stato al di là di qualsiasi dualismo.

Fonti: Tricycle ~ Daily Stoic ~ Centro Studi La Runa




Laura Silvestri

Liceo linguistico. Scienze della Comunicazione. Co-fondatrice di Myo Edizioni. Per l'etichetta gestisce l'intera parte grafica e le traduzioni.

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