Pace Come Trasformazione Interiore: Una Prospettiva Buddhista


unhindered-pathTesto originale inizialmente pubblicato sulla rivista Religions/Adyan n.9 2016.
In seguito è stato compreso nella raccolta The Unhindered Path: Ruminations on Shin Buddhism di John Paraskevopoulos, pubblicata nell’agosto 2016 da Sophia Perennis. [Myo Edizioni è presente nella stessa raccolta con l’introduzione al Sutra Esteso sul Buddha Amitabha che John Paraskevopoulos ha scritto in occasione della pubblicazione in italiano – prima volta in assoluto – di questo testo ne I Sutra della Terra Pura, Vol. II]

Dello stesso autore, Myo Edizioni ha pubblicato il libro Il Richiamo dell’Infinito


Pace Come Trasformazione Interiore:
Una Prospettiva Buddhista

Di John Paraskevopoulos

Trasforma la rabbia con la gentilezza
e il male col bene,
la grettezza con la generosità
la falsità con la rettitudine.
(Dhammapada)

Nel considerare la pace da una prospettiva buddhista, è importante ricordare che essa è, in primo luogo, una disposizione interiore prima che la sua effettiva incarnazione nel mondo sotto forma di una particolare linea d’azione. Ancora prima che questa possa essere resa possibile, (la pace) deve inizialmente diventare il frutto di una realizzazione spirituale. Questo significa che, in effetti, qualsiasi discorso di pace deve essere basato su una visione dello spirito fondata su saggezza, compassione ed equanimità.

La nostra originale Natura di Buddha è … onnipresente, silenziosa e pura, è una gloriosa e misteriosa gioia pacifica.
(Huang Po)

Questo, a sua volta, implica il riconoscimento e la pratica di ahimsa, un concetto che proibisce il nuocere agli esseri senzienti, comune fra Giainisti, Indù e Buddhisti. In queste tradizioni, il concetto di ahimsa è sempre stato considerato la pietra angolare per qualsiasi tentativo di stabilire la pace nel mondo. Senza questo fondamento, qualsiasi iniziativa pratica che miri a limitare violenza e disordini nel mondo sarà indeciso, in linea con la mutevole e instabile natura dell’impenitente umanità. Ovviamente si può obiettare che è perfettamente possibile puntare alla pace su evidenti e pure basi umanitarie senza dover ricorrere a giustificazioni religiose. Infatti ci sono numerosi nobili sforzi laici che cercano di restaurare la pace nel nostro mondo, per quanto con limitato successo. Molte di tali iniziative, per l’assenza di soluzioni pacifiche ai conflitti in giro per il mondo, spesso implicano un mix di strategie politiche e appelli al proprio interesse per limitare la sofferenza inflitta su un numero incalcolabile di vite.

È sicuro che la pace intesa in tali termini è precaria, se non sufficientemente formata su princìpi più profondi che coinvolgano la metanoia, o un radicale cambio di opinione. Questo è certamente molto difficile da raggiungere, anche per coloro che si professano credenti (questa stessa cosa è causa di molti amari conflitti), il ché dimostra precisamente perché la pace è così elusiva nel nostro mondo. Questa difficoltà indica la nostra instabile costituzione come esseri umani e le incalcolabili “cieche passioni” che la affliggono; passioni che sono corrosive e nocive per qualsiasi genuino benessere comune:

“Cieca passione” è un termine onnicomprensivo, descrittivo di tutte le forze, conscie e inconsce, che portano la persona non illuminata a pensare, sentire, agire e parlare in un modo che porta inquietudine, frustrazione, tormento e dolore (mentale, emozionale, spirituale e anche fisico) a se stessi e agli altri. Nonostante il Buddhismo fornisca un’analisi sottile e dettagliata di cieca passione, impiegando termini come brama, rabbia, illusione, arroganza, dubbio e visioni sbagliate, fondamentalmente (la cieca passione) è radicata nel feroce e ostinato attaccarsi al … sé, che costituisce la base della nostra esistenza. Quando comprendiamo le piene implicazioni di questa verità riguardo noi stessi, vediamo che la condizione umana stessa non è altro che cieca passione. Perciò solo il vivere, o voler vivere, come un essere non illuminato è manifestare cieca passione tutti i momenti, senza riguardo a quello che possiamo apparire. Si arriva a conoscere questo, comunque, solo attraverso l’illuminazione della grande compassione.”

Considerando il problema dal punto di vista del primo principio buddhista, è piuttosto evidente che la vera pace deve riflettere la serenità del Nirvana come vera realtà, priva di rabbia, odio e ignoranza.

“Il Nirvana è chiamato estinzione delle passioni, l’increata, pacifica felicità, beatitudine eterna, vera realtà … Unità e natura di Buddha … riempie i cuori e le menti di tutti gli esseri.”
(Shinran)

Laura Silvestri

Liceo linguistico. Scienze della Comunicazione. Co-fondatrice di Myo Edizioni. Per l'etichetta gestisce l'intera parte grafica e le traduzioni.

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