Nyagrodha (albero)

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Si legge nel Sutra Esteso sul Buddha Amitabha:

Il Buddha disse ad Anada: “I bodhisattva nati in quella terra buddhica espongono il corretto Dharma ove opportuno, in accordo con la saggezza dell’illuminazione. Per questo le loro esposizioni sono meravigliose e prive di errori. […] Essi sono come l’albero nyagrodha, perché offrono riparo a tutti gli esseri.

Cos’ha di speciale questo albero, tanto che i bodhisattva nati nella Terra Pura di Amida vi sono paragonati?

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Con questo termine si intende il Baniano (dal nome dei baniani, casta di commercianti dell’India, che si radunavano sotto quest’albero per i loro commerci – Sapere.it), albero simbolo nazionale dell’India. La sua caratteristica più evidente sono le radici aeree che, partendo dai rami e raggiunto il terreno, si trasformano in altrettanti tronchi, allargando così la superficie coperta da ogni albero.

Una immaginaria isola galleggiante costituita interamente di baniani compare nel romanzo/film “Vita di Pi”.

Wikipedia


Nel 1989 un albero di questa specie, il Thimmamma Marrimanu, situato a circa 25 km da Kadiri, regione Andra Pradesh, India, entrò nel Guinness dei Primati come albero più grande del mondo: le sue fronde coprivano 19.000 metri quadri – quasi due campi da calcio e per girargli intorno si percorrono più di 800 m.

Un racconto della zona, conservato nel santuario, dice che la figlia di una coppia di Settibalija, chiamati Sennakka Venkatappa e Mangamma, nacque nel 1394 d.C. Sposò Bala Veerayya, ma il marito morì nel 1434 e Thimmamma commise sati (la pratica di bruciarsi vivi sulla pira funeraria del marito – Wikipedia). Era una signora giusta, che serviva devota il suo marito sofferente. Si crede che l’albero abbia germogliato nel luogo della sua ascensione dalla pira funebre. In particolare, si ritiene che il polo nord-orientale della pira diventò questo albero.

Piante in viaggio | Wikipedia


Un esemplare di questo albero, il Grande Baniano, è presente anche nel Acharya Jagadish Chandra Bose Indian Botanic Garden, vicino Kolkata, India e attrae più visitatori di tutto il resto di piante esotiche provenienti dai cinque continenti. Il tronco principale si ammalò dopo essere stato colpito da due cicloni, nel 1864 e nel 1867, quindi nel 1925 il tronco principale fu tagliato per mantenere sano il resto della pianta. Intorno all’albero è stata anche costruita una strada lunga quasi un chilometro, ma l’albero continua a oltrepassarla.

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Generalmente l’albero nyagrodha è usato come simbolo per qualcosa di grandi dimensioni. Il Trattato sulla Grande Perfezione della Saggezza di Nagarjuna afferma che l’albero nyagrodha è grande abbastanza da dare riparo a più di cinquecento carri. Le quadruplici Regole della Disciplina descrive una scena nella quale alcune persone sostano sotto un albero nyagrodha situato vicino a Kaushambi, in India, sotto al quale riescono a stare anche gli elefanti, i cavalli e i carri che li accompagnano.

Inoltre, l’albero nyagrodha è la rappresentazone di come le cause anche piccole possono dar vita ad effetti grandiosi, proprio come questo albero maestoso nasce da un piccolo seme.

Nichiren Library


Il Buddha chiese al bramano: “Hai mai visto qualcosa in questo mondo che avviene solo raramente o che si può vedere solo di rado?”
Il bramano rispose: “In verità ho visto qualcosa del genere. Una volta stavo viaggiando con altri bramani quando vidi un singolo albero nyagrodha che forniva ombra ad una carovana di cinquecente carri – e molti altri accanto. Questo è stato un fenomeno che accade raramente e che è ancora più raro incontrare.”
Il Buddha chiese: “Il seme di questo albero è grande o piccolo?”
Lui rispose: “È grosso un terzo del seme di senape.”
Il Buddha chiese: “Ma chi può crederti quando dici che c’è un albero di così grandi dimensioni che nasce da un seme così piccolo?”
Il bramano rispose: “È così, Onorato dal Mondo. L’ho visto con i miei stessi occhi, non ho detto il falso.”
Il Buddha disse: “Lo stesso vale per me che ho visto questa donna anziana che facendo offerte con fede ha guadagnato una retribuzione così grande. È proprio come l’albero, nel quale la causa è piccola, ma l’effetto è grande ed è il risultato del magnifico campo di merito di un tathaghata.”
La mente del bramano si aprì [a questa idea]; comprese e si prostrò completamente. Si pentì del suo errore dicendo, “I miei pensieri sono stati incivili e così ho fallito nel credere al Buddha.”

Khandro


Si fa riferimento all’albero Nyagrodha anche nella mitologia Indù come Kalpa Vriksha, o albero che realizza i desideri […] : un albero che fornisce al devoto da mangiare e da bere, vestiti e ornamenti, il dono di un figlio e anche meravigliose giovani. La devozione antropomorfica di questo albero è rappresentata in una scultura di Besnagar. L’albero è stato rappresentato con le sue lunghe radici pendenti dalle quali cadono incalcolabili ricchezze nella forma di pezzi d’oro e i contenitori sotto le sue fronde traboccanti di essi.
[…]
Nel Vishnusahasranama si menziona Vishnu come la vera incarnazione di alberi imponenti come Udumbara, Asvattha, Asoka e Nyagrodha.
[…]
La ragione per cui un gran numero di piante che non hanno uso commerciale, ma sono associate a miti e tradizioni è difficile da comprendere. L’unica spiegazione è che la loro associazione con credi religiosi è che queste piante, forse per via di una somiglianza con l’embema di una particolare divinità o il nome di una saggio associato ad esse, hanno reso queste piante sacre. Solo per questa ragione un grande numero di piante sono sacre in India. Ci sono molti alberi, popolarmente chiamati alberi della Bodhi, associati con il nome di saggi che hanno raggiunto l’illuminazione sotto di essi, rendendoli sacri. Per esempio Aswattha (ficus religiosa) è l’albero della bodhi di Shakyamuni o il Buddha; il Nyagrodha (ficus bengalensis) è quello d Kashyapa; l’Udumbara (Ficus glomerata) di Kanaka muni; il Sirisa (Albizza labbek) di Krakuchhanda; l’Asoka (Saraca indica) di Vipaswi; il Pudarika (Nelumbium speciosum) di Sikhi.

Shakti M. Gupta, Plant Myths and Traditions in India (Amazon)


L’albero della Bodhi illustrato qui appartiene a Kasyapa, quindi da identificare con il Nyagrodha […] indica l’albero della Bodhi su un piedistallo. Dai suoi rami scendono molte ghirlande e germogliano, e devoti maschi stanno con corone di fiori. Il turbante bicornuto è tipico del periodo Sunga. Le controparti femminili sono inginocchiate in devozione e una di esse siede su un cuscino, che sta probabilmente a rappresentare il suo status superiore.
La parte bassa del cerchio rappresenta boccioli sospesi ai due angoli. Ai due lati della parte superiore vi sono sono due fiori di loto sbocciati, a sostengno di due elefanti che guardano in direzioni opposte. Le scritte presenti nello spazio vuoto dicono […] “il pilastro donato da Sanghamitra di Chakulana” nella prima riga e […] “l’albero della Bodhi del signore Kasyapa” nella seconda.

Ramesh Chandra Sharma, Bharhut Sculptures (Amazon)


Per chi fosse interessato ad avere un albero di questa specie – e avesse lo spazio per farlo crescere – può trovare i semi su Ebay.


Upanishad

Anche nelle Upanishad c’è un riferimento a questo albero. Questo avviene nella Chandogya Upanisad, nella quale c’è un dialogo fra il padre Uddalaka e suo figlio Svetaketu.

Lì viveva una volta Svetaketu […] A lui suo padre Uddalaka […] disse: “Svetaketu, va a scuola, perché nessuno appartenente alla nostra razza, caro figlio, senza aver studiato, è stato un brahmino solo per nascita.”
Avendo iniziato il suo apprendistato quando aveva dodici anni, Svetaketu ritornò da suo padre, all’età ventiquattro anni, dopo aver studiato tutti i Veda, pieno di sé, considerandosi erudito e austero.
Suo padre gli disse: “Svetaketu, mio caro, dato che sei così pieno di te, ti consideri così erudito e austero, hai mai chiesto di quell’insegnamento attraverso il quale sentiamo ciò che non si può sentire, percepiamo ciò che non può essere percepito, sappiamo ciò che non si sa?”
“Qual è questo insegnamento, padre?”
“Vammi a prendere […] un frutto dell’albero Nyagrodha.”
“Eccolo.”
“Rompilo.”
“L’ho rotto, padre.”
“Cosa vedi?”
“Dei semi, piccolissimi.”
“Rompine uno.”
“L’ho rotto, padre.”
“Cosa vedi?”
“Niente.”
Il padre disse: “Figlio mio, quell’essenza sottile che non percepisci lì, è proprio l’essenza che permette all’albero Nyagrodha di esistere. Credici, figlio mio, in tutto ciò che esiste quella sottile essenza ha il vero sé. È la Verità. È il sé e tu […] Svetaketu, lo sei.”

Then Again


Bhagavad Gita

Da La Bhagavad Gita Così Com’è

Capitolo 10, L’opulenza dell’Assoluto

TRADUZIONE
“Tra gli alberi sono il baniano e tra i saggi del regno celeste sono Narada. […]”

SPIEGAZIONE di Sua Divina Grazia Bhaktivedanta Svami Prabhupada
“Il baniano (asvattha) è uno degli alberi più belli e più grandi; in India la gente spesso gli rende culto, ed è questo uno dei riti del mattino.”

Capitolo 15, Lo yoga della Persona Suprema
TRADUZIONE
“Il Signore Beato disse: Esiste un albero baniano le cui radici si dirigono verso l’alto e i rami verso il basso; le sue foglie sono gli inni vedici. Chi lo conosce, conosce i Veda”.

SPIEGAZIONE
Questo verso paragona il labirinto dell’universo materiale a un albero baniano. L’uomo che è dedito alle attività interessate non trova via d’uscita; erra senza posa da un ramo all’altro, e poiché è attaccato all’albero, non può liberarsene. Gli inni vedici, che hanno lo scopo di elevare gli uomini, sono le foglie di questo albero. E le radici, poiché si diramano dal pianeta di Brahma, il più evoluto dell’universo, si dirigono verso l’alto. Chi riesce a conoscere questo indistruttibile albero dellíillusione saprà anche come liberarsene.

Radio Khrisna Centrale




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