Mandala dedicati a singole divinità contenenti i Re della Saggezza

Tempo di lettura: 9 minuti




Estratto da Japanese Mandalas: Representations of Sacred Geography di Elizabeth Ten Grotenhuis
[Anteprima su Google Libri]

La dottoressa Elizabeth ten Grotenhuis è professore emerito di storia dell’arte giapponese e professore associato alla Ricerca presso l’Istituto di studi giapponesi Reischauer ad Harvard. Ha conseguito la laurea presso l’Università di Harvard, ed è autrice e redattrice di numerose pubblicazioni, tra cui Japanese Mandalas: Representations of Sacred Geography e Along the Silk Road. Elizabeth è membro fondatore del consiglio del Silk Road Project di Yo-Yo Ma, e rimane attiva su quella posizione ancora oggi.

La dr.ssa ten Grotenhuis è attualmente capo della Birches School, una scuola elementare co-educativa indipendente situata appena fuori Boston.


Un altro gruppo di mandala dedicati a singole divinità ha come suo centro i Re della Saggezza. Un esempio di questa categoria è il Mandala di Aizen Myoo, la feroce manifestazione del bodhisattva Kongosatta. Un antico, datato esempio è il disegno iconografico trovato nella collezione della Mary and Jackson Burke Foundation.

“Mandala of Aizen Myoo” Tardo periodo Heian, 1107 Donato al Metropolitan Museum of Art, New York da Mary and Jackson Burke Foundation nel 2015

Questo disegno è incentrato sul feroce Aizen Myoo a sei braccia, personificazione dell’idea che la passione carnale può essere convertita in energia che alimenta la ricerca dell’illuminazione. Aizen è circondato da sei divinità, una spada sulla quale è attorcigliato un drago e una bandiera decorata con un gioiello. Sotto ad Aizen, ad est, c’è un’immagine di Kannon che tiene in mano un fiore di loto. Nella parte bassa, a sinistra (sudest) c’è Daiitoku Myoo (sanscr. Yamantaka), trionfante sulla morte, mostrato qui con quattro braccia e tre teste, che tiene nelle mani una spada e un cappio. Nella parte alta a sinistra (sudovest) c’è Daishokongo. Miroku, il buddha del futuro, dipinto qui nelle vesti di bodhisattva, occupa la posizione alta al centro del mandala, ad ovest. In alto a destra, nell’angolo a nordovest del mandala, appare una potente immagine composita di Aizen: Aizen ha qui due teste, una furiosa, l’altra benevola per trasmettere il messaggio del “duale eppure non duale”, che sta alla base di molti mandala esoterici. In basso a destra, a nordest, c’è Fudo Myoo (sanscr, Acala), l’inamovibile. Le fiamme dietro al suo corpo espongono le immagini di Shakyamuni affiancato da Monju (a sinistra) e Kongosatta (a destra).

Un’iscrizione datata sul retro di questo importante disegno conferma che è la primissima versione del mandala. Il titolo del lavoro è “Aizen o mandara” e registra che è stato copiato il quinto giorno del terzo mese del secondo anno dell’era Kansho (1170 d.C.) da un modello in possesso di Sanmai Ajari Ryoyu, che l’aveva ereditato dal suo maestro, Ohara Sozu Choen (1016-1081). Sia Ryoyu che Choen erano monaci Tendai esperti nello studio del Buddhismo esoterico. Infatti, si crede che questo tipo di mandala di Aizen Myoo sia stato introdotto in Giappone da Enchin, il grande monaco pellegrino Tendai,  al suo ritorno dalla Cina. Le annotazioni sul colore e i nomi di Miroku e Kannon sul disegno stesso furono probabilmente scritti dall’artista (anonimo), perché la calligrafia mostra una mano diversa da quella responsabile delle iscrizioni sul retro. Fino a circa il 1955 questo disegno è appartenuto al Shorenin di Kyoto, un tempio affiliato all’Enryakuji, il quartier generale della setta Tendai.




Questa versione del mandala di Aizen Myoo fu inclusa in numerose raccolte iconografiche buddhiste, compilate fra il tardo periodo Heian e l’inizio del periodo Kamakura. Appare nel primo rotolo del Shoson Zuzo, nel rotolo 81 del Kakuzensho e nel rotolo 115 dell’Asabasho. L’aspetto della divinità principale Aizen si differenza in questo mandala rispetto ad altri per il fatto che non è rappresentato il vaso pieno di gioielli [portatori] di buona fortuna sotto al suo trono di loto. Inoltre, ha una testa umana identificata come quella di un essere celeste (deva) nell’Yonjujoketsu compilato dal già menzionato Choen.

Roger Goepper analizza il mandala in rispetto alle due divinità e gli emblemi disposti intorno alla figura centrale di Aizen. Immaginando il mandala in modo appropriato nella sua forma tridimensionale, l’osservatore nota che Kannon è seduto ad est, di fronte all’Aizen centrale, e che Miroku è seduto ad occidente, dietro di lui. Kannon rappresenta la compassione, mentre Miroku simbolizza la benevolenza. I pensatori esoterici hanno postulato la trasformazione dell’emozione negativa della passione nelle emozioni positive di compassione e benevolenza, e per questo motivo l’associazione di Aizen con Kannon e Miroku sull’asse verticale centrale di questo mandala è particolarmente significativa. L’associazione del feroce Re della Saggezza con i due bodhisattva benevolenti potrebbe anche voler esprimere il collegamento con la “ferocia benevolente e compassionevole” (jihi-funnu).

In questo mandala Aizen è affiancato da due emblemi. Alla sinistra dell’osservatore si trova una spada in posizione verticale sulla quale è attorciagliato un drago dalle sembianze di un serpente, mentre alla destra dell’osservatore sventola una bandiera coronata da un gioiello che esaudisce i desideri. Il drago-serpente è il re naga Kurikarayuo, che si manifesta durante i riti rivolti all’inamovibile Re della Saggezza Fudo. La bandiera sovrastata dal gioiello simbolizza il conferimento dei deisderi e anche la mente dell’illuminazione. Qui i due emblemi possono rappresentare i benefici ottenuti dallo svolgimento dei riti rivolti ad Aizen, vale a dire la saggezza, nella forma della spada di Fudo avvolta dal drago, e la buona fortuna, nella forma della bandiera ingioiellata.

Seduti agli angoli del mandala, di fronte ad Aizen, ci sono Daiitoku (alla sinistra dell’osservatore) e Fudo (alla destra dell’osservatore), con la funzione di guardiani protettori. Di particolare interesse è la triade presente nell’aureola fiammeggiante sopra la testa di Fudo, che comprende Shakyamuni al centro, Kongoshu a sinistra e Monju a destra. Una trasmissione orale (kuden) citata da Goepper suggerisce che Shakyamuni e Fudo simbolizzino la famiglia del buddha, Monju la famiglia del loto e Kongoshu la famiglia del vajra.

Le due figure sedute dietro ad Aizen negli angoli del mandala potrebbero incarnare dei principi astratti più filosofici dei due re della saggezza sullo sfondo. Daishokongo è una speciale forma di Dainichi, che fa il caratteristico mudra chikenin di Dainichi del mandala Mondo di Diamante, mentre il Ryozu Aizen con una testa feroce e l’altra benevole esprime la nozione del “duale eppure non duale”così come “la ferocia benevolente e compassionevole”.

Diamond Realm (Kongokai) Mandala della scuola Shingon Wikimedia Commons

YanagisawaTaka ha commentato non solo sul suo significato storico e l’iconografia del mandala di Aizen, ma anche sulle sue qualità estetiche:

Questo è un superbo esempio di disegno buddhista esoterico. Le linee sottili ma agili sono state eseguite piuttosto velocemente. Gli arti e il torso delle divinità sono flessuosi e ben proporzionati; le pieghe delle loro sciarpe e abiti sono dipinti in modo realistico, trasmettendo l’effetto di un materiale morbido. I loro volti sono disegnati con dettagli minimi, eppure risultano molto espressivi. Le linee morbidamente ondulate che delineano le fiamme ardenti delle loro aureole rivelano un pennello che fluisce facilmente. Una tale impugnatura professionale del pennello, una rigorossa compostezza nell’espressioni del volto, e la rappresentazione delle divinità con grandi petti e ginocchia sono una chiara reminiscenza degli iniziali disegni [del periodo] Heian, molti dei quali erano modellati sui lavori cinesi.

Un altro Mandala di Aizen Myoo è un dipinto del tardo tredicesimo secolo trovato nella collezione Nezu di Tokyo.

By Kamakura-period artist [Public domain], via Cultural Heritage Online
Questo magnifico mandala, scrupolosamente disegnato e colorato, e in un stato di conservazione incredibilmente buono, fornisce informazioni riguardo al modo in cui molti di questi mandala esoterici – ora spesso levigati e dai colori sbiaditi a causa del passaggio dei secoli – dovevano apparire a praticanti e devoti subito dopo essere stati realizzati. Al centro di questo mandala c’è l’alone che circonda Aizen Myoo, che sembra allo stesso tempo sparare [verso l’esterno] come un cannone e dare l’impressione dell’apertura di un tunnel attraverso il quale entrare nell’opera. Di color rosso sangue, Myoo è l’unico delle diciassette divinità nel mandala che siede all’interno di un alone rosso sangue. Questa preponderanza di rosso – in aggiunta all’espressione raccapricciante del volto di Aizen, i suoi capelli fiammenti rossi e dorati nei quali appare la faccia di un leone dallo sguardo severo, i suoi tre occhi e le sue sei braccia che brandiscono armi e attributi – fanno sembrare che la figura ondeggi avanti a indietro. Le altre divinità, per contro, con le loro espressioni benevole e le loro auree bianche, sembrano galleggiare benignamente sulla superficie del dipinto. Aizen si differenzia inoltre dall’essere appena più grande delle otto divinità a lui più vicine (e molto più grande delle otto divinità nella coorte esterna), rinforzando così il suo predominio. Il diametro di ogni disco bianco nella coorte centrale che circonda Aizen è di 16 centimenti, mentre il diametro del cerchio rosso di Aizen è di 19 centimetri.

Aizen significa “macchiato” o “permeato” (zen) di “amore”o “passione” (ai). Il corpo color cremisi della divinità trasmette l’intenso calore del desiderio, ma Aizen in realtà simbolizza la trasformazione della passione terrena in energia diretta verso l’illuminazione. Come altri feroci re della saggezza, si dimostra furente nei confronti dell’ignoranza e della riluttanza che sono impedimenti all’ottenimento dell’illuminazione. Egli dimostra inoltre come i desideri di ogni giorno possano essere incanalati verso fini spirituali, esprimendo così la credenza esoterica basilare che l’illuminazione è possibile qui e ora e che i credenti non devono rigettare, ma solo trasformare i loro impulsi ed esperienze quotidiani.

Aizen, una delle poche divinità buddhiste che non appare nel mandala dei Due Mondi, è più legato agli insegnamenti Tendai che Shingon. È menzionato nel rotolo 5 (l’Aizenbon) di un sutra il cui nome abbreviato in giapponese è Yugikyo, che fu il primo ad essere tradotto in cinese negli anni fra il 723 e il 730 dal grande monaco traduttore indiano Vajrabodhi.

Sebbene Aizen appaia di quando in quando nelle raccolte iconografiche del periodo Heian, non fu venerato ampiamente fino alla seconda parte di questo periodo. Gli anni della sua maggiore popolarità in Giappone iniziarono, comunque, durante il tardo XIII secolo – a metà del periodo Kamakura – quando grosso modo fu dipinto il mandala Nezu. In questo periodo i giapponesi anticiparono con timore l’invasione dei Mongoli, che avevano già conquistato Cina e Corea. Due approdi furono effettivamente tentati, nel 1274 e 1281, e i Mongoli furono respinti, ma la paura dell’invasione continuava. La classe dirigente buddhista e quella veneratrice dei kami si affidarono ad un tentativo di invocazione dell’aiuto divino per aiutare a proteggere la nazione. In questo sforzo, le feroci divinità esoteriche come Aizen e Fudo Myoo erano considerate particolarmente potenti.

Questo Mandala di Aizen Myoo, nella sua formale apparenza, assomiglia all’Assemblea Rishu del mandala del Mondo di Diamante, nel quale la divinità pricipale è Kongosatta (sanscr. Vajrasattva, l’essere di diamante), che tiene in mano un vajra e una campana. Ma qui, ovviamente, Aizen, la feroce manifestazione di Kongosatta, ha preso il posto del gentile essere di diamante. Intorno ad Aizen, nella coorte centrale ci sono quattro consorti vajra (kongohi), personificazione delle passioni trasformate nella ricerca dell’illuminazione, e quattro bodhisattva con offerte (ge kuyo bosatsu), personificazione delle offerte buddhiste. Appena sotto Aizen, in direzione est, appare Yoku, la prima consorte vajra, la personificazione del desiderio; sopra Aizen, verso occidente, siede Ai, amore ed affetto; verso sud (a sinstra dell’osservatore) siede Soku, diletto e avventura amorosa; alla destra dell’osservatore, a nord, c’è Man, libertà e licenza. Ai quattro angoli della coorte interna di questo mandala appaiono dei bodhisattva in venerazione, che incarnano le tre più importanti offerte buddhiste – l’offerta dell’incenso, dei fiori e della luce. Due sono la personificazione dell’offerta dell’incenso: a sudest, Shoko, e a nordest, Zuko. A sudovest siede Ke, l’offerta dei fiori, e a nordovest appare To, l’offerta della luce.

Nella coorte esterna otto divinità più piccole personificano vari importanti attributi, attitudini e attività. Nelle quattro direzioni cardinali siedono quattro bodhisattva sho (aggiuntivi o sostitutivi). Ad est (in fondo al mandala) appare Ko, gancio o punta, e ad ovest c’è Sa, catena o ferri. A sud (sinistra dell’osservatore) appare Saku, corda o spago, e a nord c’è Rei, campana manuale. Queste divinità rappresentano importanti strumenti nello sforzo di attuare un incontro e un’unione fra il praticante e la divinità. In fondo al mandala (sullo sfondo), Ko rappresenta il gancio o la punta attraverso i quali la divinità è attratta in presenza del praticante e, nella direzione contraria, il praticante è attirato verso il regno sacro. Sopra e a sinistra, Saku rappresenta la corda o lo spago che continua ad attrarre la divinità e il praticante. In cima, Sa, catena o ferri, allaccia la divinità invocata e il praticante, assicurando che essi risiedano insieme nel palazzo. A destra, quindi, Rei, campana manuale, ricorda la campana usata dal praticante nel rituale, a significato dell’incantevole suono che emerge quando avviene l’identificazione fra la divinità e il praticante, cosa che porta all’illuminazione. Da notare, in questa interpretazione, il giro in senso orario nella coorte esterna.

Ai quattro angoli della coorte esterna i quattro bodhisattva interni che fanno offerta (nai kuyo bosatsu) siedono su troni di loto. Ki, delizia e gioia, che a volte impersona la primavera, appare a sudest, mentre Man, parrucca o ornamento dei capelli, che alle volte impersona l’estate, si trova a sudovest. Ka, canzone, che alle volte impersona l’autunno, appare a nordovest, in controbilanciamento a Bu, danza, a nordest, che alle volte impersona anche l’inverno.

Ciascuna delle diciassette divinità che appaiono in questo mandala potrebbero rappresentare una delle diciassette sillabe del mantra base di Aizen: “Om Maharagara Vajrosnisa Vajrasattva jjah hum vam hoh”. Un mandala della sillaba seme che appare nel compendio iconografico Byakuhokkusho del XIV secolo presenta le sillabe di questo mantra. L’Om sostituisce Aizen e la altre sillabe sono disposte in due rettangoli concentrici corrispondenti alla disposizione delle figure antropomorfiche.

Il mantra di diciassette sillabe che incarna i cinque segreti (gohimitsu) è anche usato per Aizen. Le sillabe di questo mantra, “Om Maharagara Vajrosnisa Vajrasattva jjah hum vam hoh”, (o “surata stvam”) appare nel Byakuhokkusho con la stessa disposizione formale delle sillabe e le immagini antropomorfiche menzionate sopra.

Il mandala del Nezu Museum è colorato in modo drammatico. La coorte interna ha uno sfondo verde ishidatami nel quale le tessere sono delineate e decorate con foglie d’oro. Gli sfondi della coorte esterna e il bordo sono fatti con un ricco blu oltremare. Nel mezzo, le otto divinità nella corte esterna appaiono di un rosso stucchevole e fiori di loto color pesca si intramezzano a grandi foglie di fiori di loto verdi con venature dipinte d’oro.

Alcune delle divinità hanno il corpo pallido (di tonalità rosa o bianca), alcune hanno lapelle blu o verde. Tutte, con l’eccezione del rosso Aizen, haano i capelli blu scuro. I pantaloni ele sciarpe superiori sono colorati con tinte pesca e rosso, mentre le sciarpe legate ai pantaloni sono dipinteper la maggior parte in blu o verde. Le combinazioni di colori di questi abiti si alternano, così come fanno i troni di loro rossi e bianchi sui quali siedono le divinità, creando una piacevole ondulazione di colori. La pittura dorata decora gli abiti delle divinità e i motivi floreali, spesso fatti in blu e pesca, appaiono sui loro pantaloni. Sebbene l’ombreggiatura – per esempio sotto gli occhi, ai margini delle braccia, alla piega del collo – indichi una tendenza ad ancaizzare, questo mandala è sicuramente datato alla seconda metà del XIII secolo. Lo schema dei colori, i corpi e i volti slanciati, la presenza di decorazioni floreali e il trattamento dell’ishidatami piatto, virtualmente bidimensionale, indicano una datazione della metà del periodo di Kamakura.




Laura Silvestri

Liceo linguistico. Scienze della Comunicazione. Co-fondatrice di Myo Edizioni. Per l'etichetta gestisce l'intera parte grafica e le traduzioni.

Rispondi