L’isola shintoista di Okinoshima chiusa ai visitatori

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Dall’anno prossimo non sarà più possibile visitare l’isola di Okinoshima, nei giorni scorsi inserita nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dall’UNESCO e finora interdetta solo alle donne.

L’isola appartiene al complesso di templi Munakata Taisha ed è situata nel mare di Genkai che separa il Giappone dalla Corea del Sud. La sua importanza deriva dal fatto che si ritiene sia sede di un kami, uno spirito nella cultura shitoista, la dea degli abissi marini Tagorihime (“nebbia marittima”). Questo, ha ha reso il luogo un santuario naturale.

Finora l’isola era aperta alle visite un solo giorno all’anno, il 27 maggio, da un numero limitato di uomini. Le donne non potevano andarci, in quanto considerate non pure per via del ciclo mestruale – gli stessi uomini, comunque, prima di essere ammessi dovevano sottoporsi al rito di misogi, vale a dire spogliarsi e compiere delle abluzioni in mare per purificarsi. La data del 27 maggio era stata scelta per onorare i marinai caduti in una battaglia marittima tenutasi lì vicino durante la guerra russo-giapponese del 1904-5.




Nei tempi antichi quest’isola era anche uno snodo importante nel collegamento dell’arcipelago giapponese con la penisola koreana e la Cina, e un approdo per i marinai che vi hanno lasciato circa 80.000 ex-voto in protezione ai loro viaggi. Questi oggetti, risalenti ad un periodo precedente all’inizio della scrittura in Giappone, sono ora preziosi dal punto di vista storico. Fra le motivazioni dell’inserimento del luogo nella lista dell’UNESCO infatti c’è:

La proprietà possiede un valore universale eccezionale perché suggerisce l’interscambio di importanti valori umani con altre parti dell’Asia orientale, utilizzando viaggi oceanici che il Giappone ha necessariamente intrapreso in quanto nazione-isola; allo stesso tempo è indicativo del processo attraverso il quale è stata stabilita e si è sviluppata la forma politeistica di adorazione giapponese, lo Shintoismo e come la sua essenza è stata tramandata nei tempi contemporanei.

L’interdizione al pubblico deriva proprio dall’entrata dell’isola nella lista dei patrimoni dell’UNESCO, per proteggerla dai visitatori attratti dalla pubblicità. “Una stretta preservazione è un must ora.” ha detto un portavoce.

Le uniche persone abilitate a visitare l’isola dall’anno prossimo saranno quindi i monaci shintoisti e i ricercatori e gli studiosi che lavorano alla preservazione del luogo. L’unico abitante rimarrà, com’è stato fino a quest’anno, un monaco del tempio, con funzioni di guardiano.

PER APPROFONDIRE:

Pagina dedicata all’isola sul sito dell’UNESCO

Fonti: TV5 | Il Post | Wikipedia | Corriere della Sera | Japan Times | The Guardian




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