L’inquinamento minaccia la città natale del Buddha

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Gli scienziati avvertono che il luogo di nascita del Buddha, in Nepal, affronta la minaccia di un serio inquinamento dell’aria.




I dati recentemente raccolti da cinque stazioni di monitoraggio poste in tutta l’India mostrano che Lumbini, nel distretto di Rupandehi, localizzata in un’area in forte espansione industriale nella piana del fiume Gange, è altamente inquinata.

Nel mese di gennaio (il giorno 14 per la precisione) sono stati registrati 173.035 microgrammi di particolato (PM 2.5) per metro cubo. Per quanto riguarda il circondario, nella città di Chitwan ne sono stati registrati 113.32, mentre nella capitale Kathmandu, conosciuta per i suoi alti livelli di inquinamento, “solo” 109.82. Livelli ben più alti di quelli di sicurezza stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, 25 microgrammi per metro cubo, e dell’NAAQS (Standard Nazionale dell’Aria Ambientale), 40 microgrammi per metro cubo.

Gli scienziati affermano che l’alto livello registrato d’inverno è causato dai trasporti transfrontalieri provenienti dalla piana del Gange, ricca di inquinamento, e dalle particelle create dalle fabbriche locali (produttrici di cemento, mattoni, acciaio, farina, carta e altre) che rimangono intrappolate nella zona a causa dell’inversione termica. C’è anche chi studia l’impatto delle emissioni prodotte dai roghi “agricoli”, nei quali si incendiano i terreni prima della successiva semina.

L’inquinamento non rappresenta solo un rischio per le persone, ma anche per i resti archeologici della Zona Protetta di Lumbini, iscritta nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco nel 1997. Un rapporto dell’archeologo italiano Costantino Meucci, dell’Università di Roma, dichiara che sul pilastro di Ashoka (che segna il luogo di nascita del Buddha) si sta depositando una strato di polvere composta da gesso, calcite e magnesite. Tutti componenti che fanno parte del ciclo di produzione del cemento.




A protezione del sito archeologico, il governo nepalese ha stabilito una distanza “cuscinetto” di almeno 15 km in linea d’aria dai confini nord e ovest della città, ma gli ambientalisti denunciano che molte fabbriche si trovano all’interno di quell’area, in diretta violazione dell’ordinanza del governo.

I monaci e i turisti in visita al sito archeologico di Lumbini hanno dichiarato alla BBC di aver difficoltà a respirare nell’area. “Alle volte ho difficoltà a respirare e devo tossire.” dice il monaco Vivekananda che gestisce un centro internazionale di meditazione a Lumbini, aggiungendo che alcuni visitatori del centro che soffrono di asma hanno avuto ripercussioni sulla loro salute a causa della cattiva qualità dell’aria. “Ci sono stati almeno tre casi in cui queste persone hanno dovuto interrompere il ritiro e andarsene.”

Studi hanno registrato che negli ultimi 10 anni è aumentato il numero di persone con patologie relative ai polmoni, così come quelle con malattie relative alla pelle.

Lo stato di degrado dell’area non è un fatto nuovo. Già una decina di anni fa, un articolo di AsiaNews riportava le testimonianze di alcuni pellegrini recatisi lì per festeggiare il 2551° anniversario della nascita del Buddha. “Sono dispiaciuto nel vedere questo luogo pieno di rifiuti e smog. Non si respira aria pulita.” dice un giovane monaco indiano.

Per chi fosse interessato a vedere l’andamento in tempo reale dell’inquinamento nella città che ha dato i natali al Buddha, può farlo attraverso il sito Aqicn.

Fonti: BBC | Tunza |


DOCUMENTI

Altri documenti su Lumbini sul sito dell’Unesco

La qualità dell’aria sopra Lumbini nel periodo pre-monsonico




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