Inno in lode a Kannon per gli illetterati

© Library of Congress International Collections

Un paio di giorni fa sulla pagina Facebook Library of Congress International Collections sono state pubblicate alcune pagine dell'”Inno in lode a Kannon per gli illetterati” (Kannon mekura wasan).

Kannon, Guanyin in cinese  e Avalokitesvara in sancrito, è l’incarnazione della compassione e uno dei bodhisattva più riveriti nel Buddhismo. Il termine “wasan” fa riferimento a un genere di poemi o inni buddhisti composti in giapponese per istruire gli ascoltatori sulla dottrina religiosa. Generalmente invocati nella forma di un canto, i “wasan” sono stati creati come una versione gergale di due tradizioni esistenti degli “inni di lode” buddhisti trasmessi in Giappone sia dal sanscrito (bonsan) che dal cinese classico (kansan).

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L’immagine decorativa presente sulla prima pagina (da destra) contiene un cerchio che comprende quattro grandi caratteri cinesi che significano “grande compassione che beneficia tutti gli esseri viventi”, e al centro una lettera sanscrita che spesso appare nei testi buddhisti giapponesi per indicare il suono di un mantra per l’invocazione o la meditazione. L’inno in lode a Kannon inizia nella seconda pagina e si apre con la frase “Mi prostro a e prendo rifugio in Kanzeon (Kannon)” (“kimyou chourai kanzeon”).

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Prima pagina del glossario per decifrare le immagini dei rebus. Alcuni dei rebus spesso presentavano una spiegazione. Ad esempio, la sillaba “ra” (l’ottavo da destra nella prima riga) è rappresentata dall’immagine di una pipa tradizionale giapponese chiamata “kiseru”. Questa pipa è costituita da un bocchino e un fornello, collegati da un bastoncino  di bambù chiamato “rao”, che suggerisce la sillaba “ra”.  Fatto interessante, “rao” deriva da Laos (Raosu), fonte di una varietà di bambù usata per la costruzione di queste pipe.

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Pagina due del glossario per interpretare il rebus. All’interno dell’Inno sono compresi molti animali e prodotti agricoli. Il gatto accoccolato, il terzo simbolo da destra nella riga centrale, sta per la sillaba “nya”, che è l’abbreviazione del verso del gatto (“nya nya”). Il germoglio di zenzero myoga, quinto simbolo da sinistra nella riga in alto, rappresenta il suono “myou”.

Fonte: Library of Congress International Collections

Laura Silvestri

Liceo linguistico. Scienze della Comunicazione. Co-fondatrice di Myo Edizioni. Per l'etichetta gestisce l'intera parte grafica e le traduzioni.

3 pensieri riguardo “Inno in lode a Kannon per gli illetterati

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  • dicembre 11, 2017 in 8:57 am
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    Trovo le foto e l’articolo di grande interesse non solo antropologico ed anche una sfida di decifrazione. L’unico neo della presentazione è che non indica una datazione pur congetturale né per l’inno né per lo splendido manoscritto, un pieghevole di grande diffusione nella predicazione buddista ed un’attestazione di uso tipografico caratteristico rispetto a quelli prevalenti in area occidentale. Balzano all’occhio la leggibilità del tratto, la somiglianza ( solo superficiale ?) con attestazioni egizie e cretesi, quasi il ritorno al pittogramma primitivo delle ossa oracolari, da una postazione che ha però già conosciuto i caratteri come scrittura sintetica ( come ci suggerisce il ra della pipa laotiana)…

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    • dicembre 16, 2017 in 11:35 am
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      Grazie Silvia del commento. Trovo le tue annotazioni molto interessanti, soprattutto la somiglianza con le attestazioni egiziane, a cui in effetti non avevo pensato…
      Proverò a vedere se riesco a trovare qualcosa su una possibile datazione.
      Hai letto l’approfondimento sul Sutra del Cuore per gli illetterati? Lo trovi qui: http://www.myoedizioni.it/magazine/il-sutra-del-cuore-per-gli-illetterati/

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