India: le famiglie di intoccabili si convertono al Buddhismo

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Circa 180 famiglie appartenenti alla casta dei Dalit (gli “intoccabili” nel sistema a caste indiano) nel distretto di Saharanpur si sono convertite al Buddhismo, in protesta agli incidenti avvenuti nell’area nei mesi scorsi.




Verso la fine di aprile si sono verificati numerosi incidenti durante una processione tenuta dai Dalit in memoria di Ambedkar Jayanti (primo membro degli intoccabili che è riuscito a ricoprire un’alta carica e aver scritto la costituzione – rinunciò all’Induismo e si convertì al Buddhismo). In risposta, a inizio maggio i Tharuk hanno indetto una processione in favore di Maharana Pratap, governatore del Rajput, che ha dato vita a scontri nei quali ha perso la vita un membro Tharuk; pochi giorni dopo un gruppo di Dalit, guidati dalla Bhim Army, è stato fermato dalla polizia e questo ha dato vita ad altri scontri che hanno portato ad un raid punitivo da parte dei Tharuk. Nei villaggi intorno a Shabbirpur sono state date alle fiamme 60 case e commesse atrocità (si dice anche che qualcuno abbia tentato di lanciare nelle fiamme un neonato). Il tutto con il silenzio della polizia.

Gli abitanti dicono di vivere nella paura da allora e molti leader della Bhim Army – un gruppo di giovani Dalit che combattono per difendere la loro casta da quelle superiori – si sono dati alla macchia.

“La polizia e i Tharuk sono culo e camicia. Vogliamo scappare. Speriamo che la conversione ci dia un po’ di forza.” dice uno dei residenti.

“Tutti sono concentrati sui Dalit e la Bhim Army. La verità è che è stato un attacco pianificato. I villaggi sono stati attaccati quando gli uomini erano lontani, nei campi. Le donne sono state picciate. La mano di una di esse è stata tagliata con un colpo di spada. Ma la polizia non sta facendo niente per questo.” dice Vinay Ratan Singh, presidente nazionale della Bhim Army parlando con un giornalista del Times of India da una località sconosciuta. “La conversione è solo l’inizio. Sempre più persone si convertiranno al Buddhismo. Se non siamo trattati come esseri umani nell’Induismo, non rimarremo spettatori silenziosi.”




Nel suo testo Annihilation of Caste Babasaheb Bhim Rao Ambedkar afferma in termini inequivocabili che la società indiana è un mito: “La società indiana come tale non esiste. È solo una collezione di caste.” L’intoccabilità infatti, pur essendo stata abolita dalla costituzione nel 1950, rimane ancora oggi una parte degradante della vita quotidiana dei villaggi indiani. Ai membri di questa casta vengono assegnati i lavori più umili e faticosi, addirittura vengono banditi dai templi o gli è impedito di sollevare la bandiera del proprio paese, come racconta D Anjaneyulu. Spesso l’unica soluzione è fuggire in città, dove la divisione in caste è meno evidente. Un’altra è la conversione al Buddhsmo – che secondo un consimento del 2011, costituisce ancora una minoranza di meno del’1 percento della popolazione indiana.

Già nel 2006 si era verificata una conversione di massa, quando oltre 70 persone provenienti dal villaggio di Kumarriguda, 40 miglia dalla capitale dell’Andhra Pradesh, Hyderabad, si erano convertite al Buddhismo, raccogliendo anche i fondi per la costruzione di un tempio e l’assunzione di un prete buddhista.

“In India siamo 150 milioni di persone. Eppure dove sono i giornalisti, gli imprenditori, i professori Dalit? Non siamo né considerati, né ascoltati. Il cambio di religione ci rende visibili.” aveva detto in quell’occasione lo scrittore Dalit Chanrabhan Prasad, autore di Defying the Odds – The Rise of Dalit Entrepreneurs.

A causa delle violenze subite, negli ultimi vent’anni c’è stata una rinascita nell’interesse per il Buddhismo nella comunità Dalit e anche lo scorso ottobre sono state celebrate 300 conversioni durate una cerimonia nello stato del Gujarat. In molti casi si tratta di conversioni al Buddhismo Navayana, movimento buddhista conosciuto anche come Bhimayana, fondata da B.R. Ambedkar.

Fonti: Times of India | The Guardian | Religion News

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