Il Buddha si fa in 3D

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Le statue del Buddha sono probabilmente uno degli oggetti più ricercati sia dai credenti buddhisti, che dagli amanti dell’arte orientale. E anche dai ladri: molte delle statue custodite nei templi infatti sono molto rare e antiche, e per questo preda dei malintenzionati. L’agenzia degli Affari Culturali giapponese ha contato che tra il 2007 e il 2009 ben 105 statue sono state rubate nel paese, e 160 sono quelle rubate fra il 2010 e il 2011. Da questo, il grande interesse dei templi per le repliche in 3D – come dargli torto: dopo la fuga dei fedeli, ci mancava anche la fuga delle statue!

I primi a provarci nel 2015 sono stati alcuni studenti del corso di design industriale della Scuola Tecnica di Wakayama. La statua era una rappresentazione di Aizen Myo-o alta 51 cm. Ci sono voluti 6 mesi per completare il modello con il quale poi fare la stampa in 3D. Dopo aver sentito della realizzazione di questa statua anche l’abate di un tempio di Shimane ha deciso di affidare l’originale statua di del Buddha Amitabha alta 90cm ad un museo e farne realizzare una copia in plastica.

“Non c’è altro modo per proteggere in modo permanente la statua (del Buddha)” ha detto l’abate del tempio.

Quest’anno sette studenti stanno creando la replica di sette statue come tirocinio del corso. Oltre ad essere un lavoro a favore della preservazione di opere importanti sia dal punto di vista artistico che spirituale, questa operazione risulta arricchente anche per gli studenti perchè gli dà modo di poter guardare da vicino e toccare delle statue fatte centinaia di anni fa. Lo stesso sarà possibile anche per i fedeli, che, con le statue fatte di plastica, potranno interagire con esse potendole anche toccare. Fino ad oggi sono state riprodotte 25 statue.




Alla Chiba University invece questa la scansione e la stampa in 3D vengono usate per creare delle miniature degli antichi artefatti anche con scopo turistico. L’idea è stata del professor Akira Ueda, che con i suoi ricercatori, ha investigato l’interesse di templi e santuari nel 2013 e, grazie ad uno scanner portatile, ha scansionato circa 40 oggetti in 10 location. Con questa tecnica infatti si creano delle repliche in scala da vendere nei musei o nei templi stessi: il tempio Komatsuji, per esempio, ha fatto eseguire una riproduzione in minatura (2-5 cm) delle sue statue di Kisshoten e Bishamonten, originarie della seconda metà del periodo Heian.

L’idea di preservare artefatti artistici antici non si limita solo alle statue buddhiste però. In Siria, dopo la guerra oltre a distruggere centinaia di migliaia di vite, sta distruggendo anche la vita storica del luogo, ci si fa aiutare dalla stampa in 3D per riportare in vita opere andate perse e di cui rimangono solo alcuni ruderi. Un esempio di questo è l’Arco di Trionfo di Palmira, che nel 2016, grazie al lavoro e al materiale italiani (il 70% del marmo usato viene da Carrara e dalle Alpi) ha ripreso vita.

Fonti: 3Dprint | Lion’s Roar | 3ders




Laura Silvestri

Liceo linguistico. Scienze della Comunicazione. Co-fondatrice di Myo Edizioni. Per l'etichetta gestisce l'intera parte grafica e le traduzioni.

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