Attore di Game of Thrones scopre documento firmato da un gesuita eretico (e anche un po’ orientale)




L’attore Paul Bentley interpreta il leader religioso Alto Septon, sommo officiante del Culto dei Sette Dèi, nella serie Game of Thrones in onda sulla HBO della cui serie finale, l’ottava, è uscito in questi giorni il poster promozionale.

Oltre alla carriera di attore, Bentley coltiva altri interessi personali che lo collegano anch’essi all’antichità. È infatti uno studioso e uno scrittore, membro della Wagner Society, della British Teilhard Association, e della Society for the Promotion of Byzantine Studies. Oltre a questo è stato presidente fondatore della British Association for Modern Mosaic ed è editore del sito Mosaic Matters.

Proprio nella sua attività di ricercatore per la Teilhard Association, qualche tempo fa Bentley era negli archivi dell’Ordine dei Gesuiti di Roma quando gli è capitato fra le mani un documento che il prete Pierre Teilhard de Chardin, gesuita scienziato, fu costretto a firmare nel 1925. Il documento contiene Sei Proposizioni (sei dei tradizionali insegnamenti dlla Chiesa su Adamo ed Eva e sul Peccato Originale) che il prete gesuita, filosofo e paleontologo francese dovette firmare per mostrarsi assolutamente ortodosso con il pensiero della Chiesa e non passare da eretico.

«Credo che l’Universo sia un’Evoluzione. Credo che l’Evoluzione vada verso lo Spirito. Credo che lo Spirito si compia in qualcosa di Personale. Credo che il Personale supremo sia il Cristo-Universale» (Teilhard de Chardin “In che modo io credo”, 1934)

Nato nel 1881, figlio di un naturalista e della pronipote di Voltaire, studia presso i gesuiti e intorno ai vent’anni decide di entrare nel noviziato presso quest’ordine. Proprio durante i suoi studi però si appassiona di geologia, paleontologia e alla teoria dell’evoluzione. Combatte nella Grande Guerra del ’15-’18 e questo è un momento importante per la genesi del suo pensiero filosofico. Nel 1919 termina la sua tesi di laurea e otteniene l’incarico del corso di paleontologia e geologia all’Istituto Cattolico di Parigi. Cercando di far conciliare la teoria evoluzionista e quella del peccato originale, di unificare naturale e sovrannaturale e il rapporto tra spirito e materia, scrive testi nei quali esprime opinioni inconciliabili con quelle della Chiesa.

Nonostante, dopo molti indugi, in questo periodo firmi il documento delle Sei Proposizioni, al prete viene ordinato di non pubblicare più su temi filosofico-teologici (i suoi libri infatti saranno pubblicati postumi) e viene inviato in Cina, dove rimarrà per vent’anni (anche a causa della Seconda Guerra Mondiale). Qui il suo pensiero, grazie anche il suo lavoro di paleontologo) ha un ulteriore sviluppo, divergente da quello della Chiesa.

In Oriente infatti approfondisce la mistica indiana, cinese e giapponese, studio che fa scaturire in lui una riflessione sui rapporti fra l’Uno e il Molteplice che sembra coincidere con le parole del Buddha quando afferma: “ciò che mina ed avvelena in genere la nostra felicità è sentire così vicino il fondo e la fine di tutto quel che ci attira: sofferenza delle separazioni e del logoramento, angoscia del tempo che scorre, terrore di fronte alla fragilità dei beni posseduti, delusione di giungere così presto al termine di quel che siamo e di quel che amiamo” (da Sulla felicità).

Ritenne che la via orientale all’Uno, espressasi nelle sue tre più importanti direzioni di ricerca mistica, costituisse il punto di unione tra la mistica occidentale e quella orientale: ritenne che l’India fosse stata l’iniziatrice della mistica mondiale con il “ciclone mistico” originatosi nella valle del Gange; fece proprio il desiderio di unità, l’attaccamento alla Terra, il senso dell’equilibrio con il cosmo indiani, il sentimento umano della compassione e del collettivo della Cina, il valore della socializzazione del Giappone. Tuttavia sostenne che la via dell’Oriente, a differenza del Cristianesimo, non fosse riuscita a realizzare una sintesi soddisfacente perché, in questa tradizione, l’aspirazione a realizzare l’Uno si scontrerebbe con il molteplice visto come negatività ed ostacolo all’ascesi come percorso verso l’Uno, dove i fenomeni, anziché manifestare l’Uno a cui si aspira nell’abbraccio mistico, lo nascondono.

Nonostante il monito a cui venne sottoposto nel 1962, negli anni recenti la sua opera ha riscontrato un notevole interesse fra i fedeli, è stato lodato da Papa Benedetto XVI, citato dal Papa Francesco nella sua enciclica sull’ambiente “Laudato Si”. Recentemente  un professore italiano di astrofisica ha chiesto anche la rimozione del monito con la seguente motivazione:

“Riteniamo che un tale atto non solo riabiliterebbe lo sforzo genuino del pio gesuita nel tentativo di riconciliare la visione scientifica dell’universo con l’escatologia cristiana, ma rappresenterebbe anche un formidabile stimolo per tutti i teologi e scienziati di buona volontà a collaborare nella costruzione di un modello antropologico cristiano che, seguendo le indicazioni dell’Enciclica Laudato Si’, si collochi naturalmente nella meravigliosa trama del cosmo”.

Qualche giorno fa, l’attore studioso ha presentato il resoconto delle sue ricerche all’Università di Edimburgo, eseguendo anche una lettura di “Inquisition”, un testo teatrale scritto da lui sul dilemma morale che deve aver provato Teilhard prima di firmare il documento.

Fonti e approfondimenti: Huffington Post | LifeGate | Scottish Catholic Observer | Wikipedia | Scienza e Coscienza | Radio Spada




Laura Silvestri

Liceo linguistico. Scienze della Comunicazione. Co-fondatrice di Myo Edizioni. Per l'etichetta gestisce l'intera parte grafica e le traduzioni.

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